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Il "Reddito di Merito": un Investimento o l’ultima mancia elettorale?

Il “Reddito di Merito" non costruisce ma trasforma gli atenei in erogatori di bonus senza sbocchi reali

di Francesco Nicolò - 12 aprile 2026 08:27

L’annuncio del "Reddito di Merito" se per un verso è un atto d’attenzione per gli universitari calabresi, pone un problema di coerenza macroeconomica che supera la contingenza politica, configurandosi come l’ennesimo capitolo di una strategia basata sui sussidi a pioggia. 

Nonostante il tentativo di contrapporre questa misura al Reddito di Cittadinanza, la logica di fondo resta identica: la distribuzione di risorse pubbliche senza la creazione di un moltiplicatore economico reale. Dal "sussidio per il bisogno" al "sussidio per la lode" cambia l'etichetta, ma non la sostanza di un intervento che agisce esclusivamente a valle della formazione, ignorando la produzione di opportunità a monte. 

Il rischio concreto è l'innesco di una pericolosa "Grade Inflation", dove la ricerca del voto diventa un mero adempimento burocratico per non perdere il bonus, spingendo gli studenti verso corsi meno complessi e gli atenei verso una svalutazione dei titoli pur di trattenere i fondi. Questa deriva squalifica l’autorevolezza delle università calabresi proprio nel momento in cui la partita dell’Autonomia Differenziata imporrebbe la costruzione di un tessuto economico capace di autofinanziare sanità e servizi. 

Non si può competere nella corsa nazionale all’autonomia partendo dalla distribuzione di premi didattici privi di un confronto competitivo di livello internazionale. Il giovane talento non cerca la mancia regionale in un contesto percepito come chiuso e spesso inquinato da logiche clientelari; cerca un ecosistema libero e quartieri tecnologici defiscalizzati dove il rischio d'impresa non sia soffocato dai lacci politici.

Se la Regione vuole davvero svoltare, deve evitare di agire come un ufficio di assistenza e trasformarsi in un attore di diplomazia economica, capace di costruire ponti con le multinazionali e finanziare borse di specializzazione mondiale e placement internazionali presso centri come il CERN o Tesla. Certo è un ruolo che non produce effetti immediati e la politica ha periodicamente il suo esame da superare. Tuttavia solo permettendo ai laureati di misurarsi con il mercato globale, per poi tornare in poli industriali indipendenti e protetti dal contagio mafioso, si può invertire una tendenza che i dati Svimez 2026 descrivono come strutturale: i giovani non fuggono per la scarsa qualità dei professori, ma per la mancanza di un contesto dinamico che garantisca stipendi dignitosi e servizi moderni. 

Senza una visione che liberi le imprese dai dazi economici senza atti concreti di sviluppo (che valore ha prodotto la Zes? Quanta occupazione ha portato? Quante imprese hanno investito?), il Reddito di Merito rimarrà un atto di deresponsabilizzazione di una classe dirigente che compra tempo, mentre il futuro della Calabria continua inesorabilmente a viaggiare su un treno verso Nord.