Reggio Capitale della cultura (mancata): Il "Cuore del Mediterraneo" batte ancora o è in aritmia?
di Elisabetta Marcianò - 25 febbraio 2026 16:28
C’era un’aria diversa, appena un anno fa. Le testate locali e nazionali rimbalzavano il nome della nostra città tra le magnifiche dieci: le finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2027. Il dossier, intitolato suggestivamente "Cuore del Mediterraneo" era una vera e propria promessa di riscatto.
Poi, il verdetto, il Ministero della Cultura ha proclamato Pordenone vincitrice. Per Reggio, l'entusiasmo della finale si è trasformato nel classico "grazie per aver partecipato". Ma la vera domanda non è perché non abbiamo vinto, quanto piuttosto: che fine hanno fatto quelle idee? All'indomani della sconfitta, l'amministrazione comunale era stata chiara: "Per noi è comunque una vittoria, il progetto va avanti". Si era garantito che il programma di iniziative culturali sarebbe stato attuato comunque, a tappe, verso il 2027, trasformando la città in una capitale "di fatto" anche senza il premio statale.
Oggi, nel 2026, lo scenario appare più sfumato. Se da un lato alcuni cantieri strategici, come quello del waterfront e del Museo del Mare, procedono (seppur con i ritmi complessi dei grandi lavori pubblici), dall'altro quella spinta corale che aveva unito associazioni, giovani talenti e istituzioni sembra essersi frammentato con il rischio dell'ennesima incompiuta (immateriale)
Il pericolo di queste candidature è che rimangano "scatole vuote" una volta passata l'occasione del bando. I progetti immateriali richiedono visione e, soprattutto, fondi certi. Senza il titolo di Capitale, il rischio è che il dossier "Cuore del Mediterraneo" finisca in un cassetto polveroso di Palazzo San Giorgio, citato solo nelle campagne elettorali o nei comunicati di circostanza.
Reggio ha dimostrato di saper sognare in grande e di avere un patrimonio umano (citiamo i giovani talenti che commossero la giuria nelle audizioni) capace di competere con il resto d'Italia. Tuttavia, la cultura non vive di soli sogni, ma di continuità.
Oggi non siamo la Capitale della Cultura 2027, ma siamo pur sempre una città che ha dichiarato al mondo di avere un piano. La credibilità di una classe dirigente e di una comunità si misura sulla capacità di realizzare anche solo il 50% di quel dossier senza l'aiuto di Roma.
I progetti straordinari non devono "finire", ma devono trasformarsi in politica ordinaria. Altrimenti, quel "Cuore del Mediterraneo" non sarà stato altro che un temporaneo batticuore destinato a spegnersi nel silenzio di una provincia che aspetta sempre di prendere la strada giusts, senza mai capire fino in fondo, che deve costruirsela da sola. Eppure in fatto di cantieri siamo esperti.