Attualità

RELAZIONE STORICO-CRITICA E DIAGNOSTICA SULLO SCEMPIO DEL CHERUBINO

Analisi di un "Falso Storico" e del fallimento sistemico della tutela quando un restauro viene dato a persone senza capacità di analisi dell’opera

di Claudio Roghi - 02 febbraio 2026 00:00

Pubblichiamo una interessante recensione tecnica artistica di Claudio Roghi, esperto d'arte che rappresenta passo dopo passo il valore che il restauro deve possedere per essere tale. 

Come diagnostico dell’arte, o, se vogliamo dirlo con maggiore onestà intellettuale, come archeologo del contemporaneo, osservo le attuali diatribe mediatiche tra fazioni contrapposte, politiche, ma nessuno ha detto realmente lo scempio con il necessario distacco critico. Ogni analisi storica degna di questo nome deve infatti saper attraversare il frastuono del dibattito per posarsi sulla nuda e impietosa evidenza dei fatti.

 L’immagine del restauro in oggetto si impone come un monito severo: siamo di fronte a ciò che, nel lessico tecnico, definiamo senza esitazioni un falso storico. L’intervento appare arbitrario, privo di fondamento scientifico, e in aperta negazione dei principi basilari della conservazione. Non si tratta di un semplice errore estetico, né di una svista marginale: è una ferita metodologica profonda, che altera la memoria documentale dell’opera trasformandola in un’interpretazione soggettiva. 

Così facendo, non solo si tradisce l’identità storica dell’immagine, ma si infrange il dovere etico che da sempre governa la tutela del patrimonio. La comparazione tra il “prima” e il “dopo” – tanto più evidente nel dettaglio dell’affresco – rivela lacune tecnico-metodologiche e deontologiche di estrema gravità. Sono il sintomo di una gestione affidata a mani prive delle basi fondamentali della disciplina, dove il restauro smette di essere atto di conoscenza e diventa gesto di sopraffazione. E quando questo accade, non si conserva il passato: lo si riscrive, con leggerezza colpevole, cancellandone la verità. Nelle righe che seguono, intendo illustrare nel dettaglio la dinamica degli interventi eseguiti e, soprattutto, evidenziare le gravi omissioni metodologiche riscontrate.

PARTE I: L'Analisi Morfologica e il Tradimento del "Graphicismo"

L'errore più macroscopico dell'intervento risiede nella totale perdita della qualità segnica. Un'opera d'arte non è solo colore, è struttura, è intenzione intellettuale tradotta in segno.

1.1 L'Anatomia dell'Originale

Il volto originale del cherubino presentava un profilo di altissima scuola, caratterizzato da un "graphicismo" (la linea di contorno) che definiva occhio, naso e labbra con una sensibilità tipica della tradizione classica o barocca. Si notava una struttura ossea definita: un naso aquilino ed elegante, una palpebra superiore ben delineata che conferiva profondità allo sguardo e labbra modellate attraverso un chiaroscuro sapiente. Le lumeggiature, realizzate con leggeri toni rosati e bianchi di calce, seguivano l'anatomia donando un volume tridimensionale reale.

1.2 La Metamorfosi in Maschera Bidimensionale

Il restauro ha prodotto un profilo "insaccato", privo di spigoli e struttura. La linea del naso è stata semplificata, accorciata e indurita, trasformandola in una curva priva di nobiltà. L'occhio ha subito lo scempio maggiore: la palpebra superiore è letteralmente sparita, riducendo l'organo visivo a una macchia piatta che rende lo sguardo vacuo e moderno. Anche la capigliatura, originariamente dinamica e mossa da pennellate sicure, è diventata una massa informe e piatta, priva di armonia pittorica.

PARTE II: Il Collasso Cromatico e la Perdita dell'Aura

Un affresco vive della sua interazione con la luce attraverso velature e sovrapposizioni. In questo caso, la mancanza cromatica è totale.

2.1 La Scomparsa dei Passaggi Tonali

L'intervento ha rimosso (o coperto con una scialbatura errata) i passaggi tonali fondamentali. L'incarnato è completamente scomparso sotto una stesura monocroma grigiastra molto marcata. Si è passati da una ricca gamma di terre, ocra e bianchi di calce che interagivano con la luce naturale del sito a una campitura piatta e opaca, simile a una tempera moderna di scarsa qualità e di bassa fattura cartellonistica.

2.2 L'Annullamento dello Spazio

Questo appiattimento annulla l'effetto di "aria" e di profondità. Le ombre che prima davano rilievo e morbidezza al collo e ai capelli sono state sostituite da una sfumatura uniforme che toglie ogni volume. Le preziose "luci" originali sulla fronte e sugli zigomi sono state spente, rendendo l'opera simile a un fumetto mal eseguito piuttosto che a un affresco monumentale.

PARTE III: Le Omissioni Diagnostiche – Il Fallimento della Scienza

In qualità di diagnostico, devo denunciare l'assenza totale di un protocollo scientifico preliminare. Prima di intervenire, gli addetti ai lavori esige dati certi. Qui, tutto suggerisce che si sia proceduto "alla cieca o troppa superficialità".

3.1 Analisi Stratigrafiche e Multispettrali

Un restauro rigoroso avrebbe dovuto prevedere:

Analisi Stratigrafica: Per identificare le ridipinture precedenti e distinguere la pellicola originale dalle patine di sporco. La rimozione delle velature suggerisce che non siano stati fatti saggi mirati senza fare nessuna prova sull’opera.

Fluorescenza UV: Indispensabile per leggere i materiali non originali e le resine (forse rimasta nel cassetto ma non in contabilità).

Riflettografia IR (Infrarosso): Fondamentale per leggere il disegno preparatorio sottostante. Se fosse stata eseguita, il restauratore avrebbe visto la traccia del naso e dell'occhio originale, evitando di "inventarli" ex novo o forse suggeriti da qualcuno...

Analisi XRF/Raman: Per identificare la natura chimica dei pigmenti e garantire una reintegrazione compatibile (qui chiediamo veramente troppo) .

3.2 Il Disastro della Pulitura

È evidente che si è proceduto a una pulitura indiscriminata, chimica o meccanica, troppo profonda. Non ci si è fermati allo "strato di sacrificio", andando a intaccare le finiture "a secco" le ultime pennellate date dall'artista sull'intonaco asciutto. Queste sono le parti più fragili e preziose: rimuoverle significa cancellare l'anima dell'opera.

PARTE IV: Errori Tecnici di Esecuzione e Reintegrazione

Un restauro corretto deve seguire i principi di reversibilità, riconoscibilità e minimo intervento. Qui sono stati violati tutti (come se si facesse un disegno su murales) .

4.1 La "Ridipintura" contro la "Reintegrazione"

Il restauratore ha agito per addizione interpretativa, non per conservazione. Ha scelto di "rifare" il pezzo mancante secondo il proprio limitato gusto estetico. Invece di una reintegrazione scientifica, abbiamo una ridipintura che crea un falso storico grossolano, (se lo fosse è folle farlo) almeno che non ce lo zampino di qualcuno.

4.2 Le Tecniche Omesse (Rigatino e Sputter)

Per salvare la grazia del cherubino, bisognava applicare le tecniche della grande scuola italiana (Teoria di Cesare Brandi che i restauratori dovrebbero conoscere):

Il Rigatino (Tratteggio): Piccoli tratti verticali di colori puri che ricostruiscono il volume senza coprire l'originale. Da lontano l'occhio ricompone la forma, da vicino l'intervento è riconoscibile.

Lo Sputter (Puntinato): Piccoli punti di colore che restituiscono la porosità dell'affresco, evitando l'effetto "muro imbiancato" (questo è l’A,B e C).

Selezione Cromatica: Lavorare per sottrazione, reintegrando solo le frequenze mancanti per preservare le luci superstiti (invece qui siamo al nuovo come rifare il rivestimento in gres porcellanato incollandolo su un vecchio mosaico…).

PARTE V: La Responsabilità sistemica e deontologica

L'errore non appartiene solo a chi ha impugnato il pennello e chi ha fatto la vernice. La responsabilità è collettiva e investe l'intero apparato di controllo.

5.1 Mancanza di vigilanza e complicità

Chi doveva sovrintendere, Direzione Lavori o Enti di Tutela, ha omesso la verifica delle campionature. È inaccettabile che sia stata permessa la conclusione di un volto così palesemente distorto rispetto alla documentazione fotografica d'archivio. Questo silenzio degli organi di controllo può essere letto come una complicità nello scempio (o siamo in mano a incompetenti mangiapane a ufo).

5.2 Il Dovere di astensione

Esiste un principio sacro nel restauro: il dovere di astensione. Se la lacuna è troppo vasta e non ci sono prove documentali certe della forma originale, il restauratore deve fermarsi (se è un professionista). È infinitamente meglio una lacuna neutra sottotono, che rispetta il passaggio del tempo che piuttosto che un'integrazione di fantasia che deforma l'iconografia originale.

In sintesi, l’opera è stata privata della sua dignità storica. Non siamo più davanti a un affresco d’epoca, ma a una copia moderna di scarsa qualità, eseguita su un supporto antico deturpando la storia e la cultura oltre alla violenza fatta all’opera originale. Questo tipo di “restauro estetico” è oggi considerato, a pieno titolo, un atto di vandalismo culturale.

L’armonia originale è stata spezzata da una mano che ha agito per interpretazione personale (almeno lo spero), ignorando le basi fondamentali del restauro e della diagnostica. Si è passati da un’opera d’arte deteriorata ma autentica a una ridipintura moderna, priva di valore tecnico e storico. Come archeologo contemporaneo, il mio giudizio è definitivo: l’opera è stata trattata come un muro da imbiancare, cancellando per sempre la mano dell’artista originale in favore di una mediocrità che l’universo dell’arte non meritava. Se la lacuna è troppo vasta e non esistono documenti fotografici certi, il restauratore ha il dovere di fermarsi. Meglio una lacuna neutra e sottotono che un’integrazione di fantasia, capace solo di deformare l’iconografia originale. L’uso del buonsenso avrebbe garantito il principio di riconoscibilità, permettendo all’osservatore di godere dell’opera senza essere ingannato da un’integrazione che, purtroppo, ha cancellato per sempre la grazia del cherubino originale.