Reggio Calabria è una città che non smette mai di rinascere e per questo non vivrà mai davvero
Parlare di Rinascita è più semplice che parlare di errori.
di Elisabetta Marcianò - 07 gennaio 2026 12:40
C’è una scena che vedo ripetersi ogni volta che partecipo a una conferenza stampa, a un convegno, a un incontro pubblico sulla mia città. Prima dei progetti, prima dei numeri, prima delle decisioni concrete, arriva sempre la stessa premessa: dobbiamo rivendicare la nostra immagine, difendere la bellezza, raccontare la Rinascita. È diventato un rito. Come se, senza dirlo ad alta voce, la città rischiasse di contare meno.
E ogni volta provo la stessa sensazione di stanchezza. Perché una città che ha bisogno di ricordare continuamente quanto è bella è una città che, in fondo, non ne è mai del tutto convinta. E una città che parla sempre di Rinascita è una città che non riesce mai a dirsi viva, qui e ora. È come se fossimo bloccati in un eterno “sta per andare meglio”, senza mai abitare davvero il presente.
La bellezza, quella vera, non ha bisogno di essere difesa con tanta enfasi. La riconosci quando la vivi, quando la attraversi ogni giorno. Quando invece diventa un mantra, qualcosa si spezza: sembra fragile, minacciata, sempre sul punto di andare perduta. Lo stesso vale per l’immagine. Più ne parliamo, più sembra che ci preoccupi lo sguardo degli altri più della qualità della nostra vita.
Così mi accorgo che, a forza di parole grandi — rilancio, riscatto, valorizzazione — la città finisce per trasformarsi in un racconto rassicurante. Un racconto che serve più a chi parla che a chi vive qui. Parlare di Rinascita è più semplice che parlare di errori. Parlare di bellezza è meno scomodo che parlare di scelte mancate, di responsabilità, di ciò che non funziona.
Fuori da quelle sale, però, io vedo un’altra città. Una città vera, imperfetta, fatta di fatica quotidiana e di bellezza mescolata ai problemi. Una città che non chiede di essere celebrata a ogni occasione, ma curata. Che non ha bisogno di essere difesa, ma presa sul serio.
Per questo penso che il vero atto di amore verso la mia città sarebbe smettere di proteggerla con la retorica. Accettare che non debba rinascere ogni volta, perché non è sempre morta. Dire le cose come stanno, anche quando non suonano bene. Perché una città non si rovina quando smette di proclamarsi bellissima. Si rovina quando si accontenta delle parole e rinuncia ai fatti.
Mi piacerebbe, un giorno, entrare a una conferenza e sentire qualcuno iniziare così: questa è la nostra città, così com’è. Senza slogan, senza rivendicazioni. E poi, finalmente, parlare di quello che serve davvero per farla vivere meglio.