Il Ponte come Distrazione e le Circoscrizioni come Trincee
Elezioni Comunali: Il Copione è Scritto
di Francesco Nicolò - 10 aprile 2026 00:00
Il copione per le prossime elezioni comunali è già in tipografia, pronto per essere servito fresco di stampa. La strategia è vecchia come il mondo, ma sempre efficace: quando mancano i contenuti, quando il bilancio piange e la visione scarseggia, si deviano le frecce. Si punta il dito altrove per evitare che l’elettore guardi sotto i propri piedi, dove il terreno sta franando.
Alcuni bersagli sono già stati identificati il primo: Roberto Occhiuto. La colpa? Aver osato votare "sì" per avviare il confronto sull'autonomia differenziata. Tanto basta per scatenare il riflesso pavloviano dei talk-show e delle testate d'area. Non importa discutere il merito o le opportunità di una riforma complessa; l'importante è agitare lo spauracchio, trasformare una scelta amministrativa in un tradimento identitario. Nessuno che si interroghi sul perché di quella scelta, sulle garanzie richieste o sulle opportunità di negoziazione per la Regione; molto più facile urlare al "tradimento" identitario che analizzare i dossier.
Nessuno si chiede, ad esempio, se l’autonomia non possa essere l’ultima chiamata per una Sanità commissariata da oltre un decennio, che ha prodotto solo debiti e migrazione sanitaria. Il "sì" alla discussione non è un assegno in bianco, ma il tentativo di scardinare un centralismo che ha fallito. In questo scenario s’innesta la metamorfosi della Lega: nata per protestare contro il centralismo del Nord, oggi si nazionalizza provando a esportare il concetto di autonomia al Sud. Un’idea che potrebbe essere la cura, responsabilizzando finalmente le classi dirigenti locali, o la condanna definitiva se gestita da amministratori-vassalli, più attenti al consenso che ai servizi.
Mentre si grida allo scandalo per l'introduzione di due sottosegretari in Regione, figure motivate dalla necessità di presidiare dossier tecnici e legislativi in un ente che deve gestire miliardi di PNRR, il silenzio cala altrove. Gli stessi soggetti che oggi denunciano la "moltiplicazione delle poltrone", hanno aperto con generosità le casse comunali per rimpolpare staff, super-consulenti e nomine esterne. Scelte che, alla luce dei risultati pratici, non appaiono certo funzionali alla macchina amministrativa, ma sembrano piuttosto utilità politiche per blindare equilibri fragili. Certo è che se il giudizio del fallimento o del successo di queste nomine sarà misurabile nel momento in cui si tireranno le somme sui risultati con riguardo a opere pubbliche ultimate, fondi pubblici ben utilizzati, monitoraggio delle attività istituzionali e pieno utilizzo delle pubbliche .
È la solita strategia già collaudata che affonda nelle viscere stimolando reazioni impulsive. Si parlerà della crisi energetica legandola ai rapporti internazionali e, quando l’argomento stanca, si tornerà al capitolo del Ponte. Anche qui, nessuna analisi strategica: solo un totem utile a saturare i titoli di testa per evitare che l’elettore guardi dove mette i piedi. Perché mentre il dibattito si perde nei massimi sistemi, scompare la realtà. Restano tralasciate le piaghe croniche: la rete idrica che perde più di quanto trasporta, la depurazione che offende il mare, le opere pubbliche rifatte o fatte male. Si tace sulla mediocre digitalizzazione dei servizi e sui piani urbanistici congelati. Soprattutto, nessuno affronta il nodo dell’accessibilità: porto, aeroporto e ferrovia restano isole distanti, condannando il territorio a un isolamento cronico.
Intanto, ai nastri di partenza, di questa sfida per il potere, tornano i soliti noti: ex assessori e veterani. Scalpitano per guidare le circoscrizioni, organismi che oggi sono gusci vuoti, privi di struttura e potere di spesa.
Il sospetto è che la politica si stia riarmando per accerchiare e destabilizzare. Occupare i territori per alzare il volume delle urla in prossimità del 2027, logorando chiunque si assumerà l'onere di amministrare la città e l'ente metropolitano.
Il risultato di questo martellamento mediatico che scava e trita all’unisono e con un solo registra del pensiero: testate diverse, contenuti identici.
Un rumore di fondo che serve a coprire l'immobilismo. Il paradosso resta intatto: tra una polemica ideologica e l’altra, l’inizio del futuro rimane da cinquant’anni bloccato alla "prossima volta".