Miracoli romani e continuità a tempo determinato: la telenovela elettorale di Reggio Calabria
Il risultato è uno scontro che somiglia più a una sfida di storytelling che a un vero duello programmatico
di Elisabetta Marcianò - 27 marzo 2026 10:31
Dopo settimane di stallo, rinvii e più tentennamenti di un funambolo sotto vento, il centrodestra reggino ha finalmente deciso chi dovrà “salvare” la città: Cannizzaro. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, anche se quel “tardi” ha il sapore di una campagna elettorale iniziata col freno a mano tirato. Tra nomi che sbucavano e sparivano come figurine e riunioni che duravano quanto un’assemblea condominiale, alla fine è arrivata la scelta: Cannizzaro, l’uomo dei risultati… da Roma.
Sì, perché il suo curriculum parla di successi parlamentari e di capacità di ottenere risorse, non di sedersi in Comune e gestire la quotidianità. Tradotto: “Ho fatto miracoli altrove, adesso proviamo a farli qui”. Con un tempismo così, anche la città più paziente rischia di alzare un sopracciglio.
Dall’altra parte c’è Battaglia, autentico erede della continuità targata Giuseppe Falcomatà. Lui non arriva in ritardo, non si giustifica: semplicemente propone di continuare lungo il percorso già tracciato. Stabilità, conoscenza della macchina comunale, progetti da portare a termine. La parola chiave? Coerenza. Peccato che, nella pratica, questa coerenza lasci emergere anche tutte le questioni ancora aperte: se tutto era così ben pianificato, perché tante cose sono rimaste in sospeso?
Il risultato è uno scontro che somiglia più a una sfida di storytelling che a un vero duello programmatico: da un lato chi dice “fidatevi, ho fatto cose importanti… altrove”, dall’altro chi risponde “fidatevi, so come andare avanti… qui”. Intanto, Reggio Calabria ascolta, con quel mix di scetticismo e ironia, le stesse priorità di sempre: infrastrutture da sistemare, lavoro da creare, patrimonio da valorizzare, servizi da rendere almeno decenti. Tutto molto rassicurante, se non fosse che il copione è praticamente identico a quello degli ultimi anni.
E allora la vera domanda resta: chi riuscirà davvero a trasformare la narrativa in fatti concreti? Perché, come sempre, il cittadino è chiamato a scegliere tra chi arriva in ritardo promettendo miracoli da lontano e chi propone di continuare un percorso già avviato con tutti i suoi pregi e difetti. Alla fine, come sempre, resta il sospetto che in questa partita a Reggio Calabria la politica continui a essere un po’ teatro, un po’ reality show. Una città sempre sospesa tra aspettative, scetticismo e un’ironia inevitabile.