Politica

Calabria, Fondi UE e l’Inganno della Sinistra: Se i Ponti diventano Carri Armati

L’opposizione regionale attiva le paure ed il populismo economico contro la rimodulazione dei fondi Fers

di Francesco Nicolò - 28 marzo 2026 10:17

Di fronte alla rimodulazione strategica dei fondi FESR, l'opposizione sceglie la via del populismo ideologico, ignorando volutamente la realtà: mettere in sicurezza le città e le infrastrutture per non perdere i finanziamenti europei.

In un clima politico dove la propaganda sembra prevalere sui documenti ufficiali, la sinistra calabrese è tornata a agitare lo spettro del catastrofismo. Al centro della contesa, la modifica del Programma Regionale FESR 2021-2027. L’accusa è di quelle pesanti: sottrarre risorse al territorio per finanziare una presunta "corsa al riarmo". Ma la realtà tecnica racconta una storia di pragmatismo e protezione civile che la demagogia tenta disperatamente di oscurare.

Il fulcro della polemica è la priorità RSO 3.3, che cita la "mobilità militare". Per chi semina paura, è la prova di una militarizzazione della Calabria. Per chi legge i regolamenti (UE 2025/1914), è un’opportunità strategica. Questi 21 milioni di euro non servono a comprare munizioni, ma a finanziare infrastrutture a "duplice uso" (Dual Use).

Si parla di ponti, strade e nodi logistici progettati con standard di resistenza superiori. Sono opere civili che garantiscono il transito di mezzi pesanti in emergenza. È l’infrastruttura che permette alla colonna mobile della Protezione Civile di intervenire dopo un sisma o un'alluvione. Senza questi standard, i soccorsi resterebbero bloccati davanti a un viadotto inagibile.

L'argomentazione secondo cui questi fondi potevano essere usati per costruire ospedali o acquistare autoambulanze, è tecnicamente falsa e giuridicamente impossibile.

Come noto i  vincoli UE sono fondi  divisi in "silos" stagni. La misura in oggetto appartiene all'Obiettivo Strategico 3 ("Un'Europa più connessa"). Spostarli sulla sanità (Obiettivo 4) comporterebbe la revoca immediata del finanziamento da parte di Bruxelles.

I fondi UE hanno ( ormai è chiaro ) canali dedicati: La sanità ha già i suoi miliardi (PNRR Missione 6 e FESR Salute). Mescolare i piani è un atto di sciacallaggio comunicativo che sfrutta le sofferenze del sistema sanitario per bloccare lo sviluppo infrastrutturale.

Un altro punto distorto riguarda il presunto scippo alla Misura 2.4 (dissesto idrogeologico). La sinistra lamenta la mancanza di fondi per la protezione delle coste, dimenticando che il vero dramma della Calabria è l’isolamento dei centri abitati.

Troppe volte abbiamo visto territori isolati per il crollo di ponti e argini fluviali. Questi 21 milioni vanno alla protezione delle città e delle infrastrutture urbane. Non si tratta di "estetica costiera", ma di garantire che il cuore dei nostri comuni non rimanga tagliato fuori dal mondo al primo temporale. Un argine cittadino rinforzato o un ponte certificato per carichi pesanti sono la vera assicurazione sulla vita per migliaia di calabresi.

Perché questa rimodulazione? Per un senso di responsabilità che l'opposizione sembra aver smarrito. I progetti sul dissesto idrogeologico sono spesso bloccati da burocrazie infinite. Rischiare il disimpegno automatico (restituire i soldi a Bruxelles perché non spesi in tempo) sarebbe un delitto. Spostarli sulla mobilità strategica permette di investire subito in cantieri certi, trasformando fondi "a rischio" in infrastrutture reali.

La vera "guerra" che la Calabria combatte ogni giorno è contro l'isolamento, il fango e l'inefficienza. Continuare a diffondere paura e odio attraverso la distorsione dei termini tecnici è uno stile politico rivoluzionario che paga nel breve ma poi si scontra con la realtà e le necessità pratiche che mettono gli spessi oppositori una volta conquistata la fiducia a dover governare e scegliere senza perdere fondi ed occasioni o ritardare opere pubbliche per reintestarle . La Giunta ha scelto la via della concretezza : meno retorica pacifista di facciata, più ponti sicuri e città protette e fondi al sicuro.

Preferire territori isolati ma "ideologicamente puri" a una regione connessa e resiliente è il marchio di fabbrica di una sinistra che ha per pura demagogia si stacca  dalla realtà del territorio e solleva ombre di  un impossibile armamento. 

Mentre l’opposizione regionale conta i "carri armati" immaginari, la Calabria mette in sicurezza il suo futuro.