Reggio Calabria al bivio X: tra grandi sogni e piccoli disastri quotidiani
Una guida per chi vuole votare con gli occhi aperti
di Francesco Nicolò - 12 maggio 2026 13:19
Tra qualche settimana i reggini torneranno alle urne e come sempre accade in questa città, la campagna elettorale rischia di trasformarsi in una gara di visioni esaltanti, di rendering luminosi, di promesse che sanno di vento di mare. Prima di farsi trascinare dall’entusiasmo, vale la pena fermarsi un momento e fare i conti con la realtà.
Il centrosinistra uscente si presenta con un curriculum di dodici anni, un bilancio da difendere, interventi di riqualificazione di piazze, tentativi di dare alla città una visione ecologica, una visione di SmartCity e non ultima una raccolta e gestione dei rifiuti sempre in affanno con due rimodulazioni che non hanno mai risolto la questione.
L’amministrazione uscente rivendica un risultato non scontato ma obbligato: l’aver ristabilito un bilancio che era stato consegnato in condizioni disastrose. Sebbene permane un importante debito quantomeno ciò che è scritto nel documento dovrebbe corrispondere. Portare un ente in equilibrio finanziario non è cosa da poco, e sarebbe disonesto negarlo, come non è innegabile che risanamento del debito è stato costruito con un maggior prelievo dei cittadini contribuenti. Nulla di cui gioire!
Ma un bilancio in ordine e con un debito sostenibile è il minimo sindacale della buona amministrazione, non un titolo di merito sufficiente per chiedere ancora la fiducia dei cittadini. La sintesi della storia contabile della città evidenzia gestioni amministrative fallimentari. Nel 2013 l’arrivo dei commissari rivelano debiti fuori bilancio ed una contabilità non armonizzata e predispongono un piano di riequilibrio anticamera del predissesto. L’amministrazione uscente eredita nel 2014 il piano di rientro dei commissari prefettizi. I vari piani di rientro di lungo periodo ultra ventennali vengono bocciati dalla corte dei conti, per non gravare il debito sulle generazioni future. Tra il 2020 e il 2022 arriva la svolta politica e normativa. Il Governo introduce misure straordinarie per i Comuni in grave crisi finanziaria, tra cui Reggio Calabria. Nasce quello che politicamente viene definito: “Patto per Reggio”. Una erogazione di 150 milioni circa da restituire in 20 anni che consente al comune di riprendere la gestione ordinaria. Tuttavia se il dissesto è stato scagionato, la città è condizionata da una lunga fase di riequilibrio. Una specie di “commissariamento soft”. Solo con progetti europei e nazionali si sono potute realizzare alcune attività. Manca oggi una chiara definizione dei contribuenti e dei morosi le cui somme mancanti e non riscosse incidono pesantemente sul bilancio. E Dodici anni sono tanti.
Reggio, fuori dai libri contabili, resta una città che fa fatica a vivere e che i cittadini faticano a ritrovarsi in questa comunità.
Il centrodestra si presenta con una proposta ambiziosa, e bisogna riconoscerlo: c’è un tentativo di immaginare la città in grande. Il porto turistico, la riqualificazione dell’area di Pentimele a vocazione congressuale, la funivia tra i fortini, il tunnel che libererebbe la Via Marina dal traffico rendendola definitivamente pedonale. Sono idee che hanno una loro logica di sviluppo, una visione che guarda al turismo e alla valorizzazione del paesaggio.
Fin qui, tutto bene. Il problema è quello che manca.
Queste proposte vivono nell’aria rarefatta dei grandi progetti, quella dimensione dove tutto è possibile, tutto è bello, tutto è finanziabile con fondi europei che arriveranno. Sono visioni da stadio, quelle che fanno alzare in piedi la curva e battere le mani.
Reggio tuttavia non ha bisogno solo di sogni, ha bisogno di qualcuno che scenda dal palco e parli delle strade, dei marciapiedi, dell’immondizia sotto casa, della rete pedonale, della rete viaria che avvicini il centro alle periferie, e non ultima una seria politica urbanistica e la capacità di riscuotere ed individuare i contribuenti.
Il buco nero di questa campagna elettorale è questo: nessuno affronta le crisi immediate, quelle che i reggini vivono ogni mattina. Eppure sono le uniche che misurano davvero la capacità di governare.
La spazzatura. È ancora lì, quella questione infinita e umiliante. Raccolta irregolare, strade che puzzano d’estate, una gestione che da anni zoppica tra cambi di appalto, polemiche e rattoppi. Qual è il piano concreto? Chi gestirà il servizio, con quale contratto, con quali obiettivi misurabili? Silenzio.
L’evasione fiscale locale. Il Comune ha strumenti per recuperare risorse proprie — IMU non pagata, TARI elusa, occupazioni abusive di suolo pubblico. Una seria campagna di recupero dell’evasione potrebbe finanziare servizi senza aumentare le tasse ai cittadini onesti. Nessuno ha il coraggio di dirlo chiaramente, forse perché qualche elettore potrebbe sentirsi chiamato in causa.
I marciapiedi. Questa è forse la ferita più visibile e più ignorata. Camminare a Reggio è un’impresa. Mastelli della spazzatura piazzati in mezzo ai percorsi pedonali, cassette della frutta che occupano il passo, piante rampicanti che escono dai palazzi e invadono il poco spazio che resta, pavimentazioni dissestate. La città è ostile a chi cammina, a chi spinge un passeggino, a chi usa una sedia a rotelle. Non è un dettaglio solo estetico ma uno strumento di incentivazione dei percorsi pedonali per una città che dai quartieri prossimi (Santa Caterina -Gebbione) al centro sia percorre in 20 minuti. Nessuno ha un progetto serio per restituire i marciapiedi ai pedoni ed incentivare i percorsi pedonali.
I fortini. Nella proposta di destra compaiono come destinazione della funivia. Ma qual è il modello economico? Chi gestisce, chi investe, chi ci guadagna e chi garantisce che non diventino l’ennesima struttura pubblica abbandonata dopo l’inaugurazione? Una funivia verso il nulla è solo un costo.
Il mare e la spiaggia. Reggio ha il più bello Stretto del Mediterraneo, una spiaggia urbana che in qualsiasi altra città del Sud sarebbe già diventata un motore turistico e un salotto per i residenti. Invece è ancora un’opportunità mancata. Nessuna visione strutturata sulla balneazione, sulla fruibilità, sull’economia del mare. Si continua a trattare la spiaggia come un accessorio per Gazebo e “Ristorazione”non come la risorsa principale che questa città ha a disposizione per incrementare la permanenza nelle strutture ricettive.
Non sè certo semplice votare con gli occhi aperti. Non si tratta di essere cinici o di rinunciare alle visioni. Le città hanno bisogno anche di chi immagina il futuro. Ma le visioni senza gambe non camminano, e Reggio ha già pagato il prezzo di troppi progetti annunciati e mai realizzati.
Quando incontrate un candidato di qualsiasi schieramento fateli queste domande semplici e concrete:
• Cosa farà per la raccolta rifiuti nei primi sei mesi?
• Ha un piano per il recupero dell’evasione locale?
• Come intende restituire i marciapiedi ai pedoni?
• Quale modello di gestione propone per i beni culturali e per la spiaggia?
Se non risponde, o risponde con un’altra visione, avete la vostra risposta.
Reggio merita amministratori capaci di sognare in grande e di rattoppare una buca. Non è chiedere troppo. È chiedere esattamente quello per cui si viene eletti.