Reggio al bivio: Autonomia differenziata strategia o tradimento
Elezioni Comunali tra glocalismo e politica emozionale
di Francesco Nicolò - 14 aprile 2026 13:16
Il "caso Occhiuto" e la firma sulle preintese per l'Autonomia Differenziata rappresentano un delicato equilibrismo tra realismo politico e tutela del territorio.
La firma del Presidente Roberto Occhiuto sulle preintese per l’autonomia differenziata in ambito sanitario ha scatenato un polverone. Le accuse sono pesanti: "tradimento", "voltafaccia", "svendita del Sud". Ma se provassimo a guardare oltre lo slogan politico, cosa sta succedendo davvero?
ll Presidente ha sempre posto una condizione: l'autonomia si fa solo se prima si stabiliscono i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni). In parole povere: lo Stato deve decidere qual è lo standard minimo di cure e servizi che un cittadino di Reggio Calabria deve avere, identico a quello di un cittadino di Milano, e deve finanziarlo.
Bisogna essere onesti intellettualmente: il processo non lo ha inventato Occhiuto né Calderoli. La porta è stata aperta nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione. Fu una mossa della sinistra per inseguire il consenso della Lega Nord di Bossi. Oggi, chi accusa Occhiuto di "tradire il mandato" ignora che la Costituzione è già stata modificata ventidue anni fa proprio in quella direzione. Fermare il processo per via legale è quasi impossibile; l'unica via è governarlo politicamente. L'analisi critica ci porta a due scenari opposti. Prima ipotesi: l'autonomia obbliga lo Stato a fare i conti della serva. Si definiscono i LEP, si trovano i miliardi necessari a finanziarli in Calabria e, finalmente, si passa dai "trasferimenti a pioggia" a una economia di responsabilità. La Calabria inizia a gestire le proprie risorse e a produrre ricchezza, uscendo dal complesso di inferiorità.
Seconda ipotesi (trappola perfetta e rischio reale): Lo Stato definisce i LEP sulla carta ma dichiara di non avere i soldi per finanziarli (la cosiddetta "invarianza di bilancio"). In questo caso, le regioni del Nord otterrebbero comunque più poteri e trattenuta del gettito fiscale, mentre il Sud rimarrebbe con i diritti scritti sulla carta ma senza le risorse per garantirli.
La firma di Occhiuto non sembra un atto di fede, ma un atto di realismo politico. Egli sa che il treno dell'autonomia è partito molto tempo fa. Scegliere di non salirci significherebbe restare a guardare mentre il Nord si organizza da solo. Salire sul treno gli permette di azionare il freno a mano (il veto sui LEP) ogni volta che il Sud rischia di essere svantaggiato.
Lo scambio è equo solo se il "prezzo" dell'autonomia pagato dal Nord è la perequazione totale. Se invece il Nord ottiene l'autonomia e il Sud ottiene solo la fine del commissariamento senza risorse aggiuntive per i LEP, allora non è un accordo: è una ritirata strategica che lascia la Calabria sola davanti alle sue storiche macerie.
l fallimento storico del Sud non è stato (solo) mancanza di soldi, ma mancanza di accumulazione di capitale sociale. I trasferimenti statali sono stati spesso "reddito di consumo" e non "reddito di investimento". Ed oggi è irrealistico immaginare che senza capacità di programmazione, incentivazione economica del territorio e recupero dell’evasione; ricevere più risorse per pagare servizi sociali, possa determinare un reale cambiamento nel tessuto economico ed imprenditoriale da convincere i giovani a rischiare il loro futuro.