Reggio al bivio 8 puntata: Reggio non può sbagliare ancora
Tra il peso del passato e l'obbligo del riscatto
di Francesco Nicolò - 19 aprile 2026 12:55
Ai nastri di partenza di questa ennesima tornata elettorale, i cittadini di Reggio Calabria sono chiamati a una scelta che non ammette appelli. Il bivio non è più solo politico, ma esistenziale: strappare la città a un’apatia amministrativa che dura da oltre un decennio o rassegnarsi a un declino che appare ormai cronico.
Per comprendere il presente dobbiamo guardare al 2020, quando Giuseppe Falcomatà ebbe la meglio su Antonino Minicuci. Fu una vittoria figlia di una narrazione identitaria più che programmatica: il tasto premuto fu quello del "Nord contro Sud", sintetizzato nello slogan “Reggio non si Lega”. In quella circostanza, l’opinione pubblica fu trascinata in uno scontro ideologico che servì a coprire le lacune di una classe politica poco incisiva.
Oggi, dopo 11 anni di centrosinistra, l’asticella economica della città non si è spostata di una tacca. La gestione è apparsa costruita più per stabilire consenso che per disegnare il futuro. Le risorse del PNRR sono rimaste un miraggio, i progetti ecosostenibili latitano e le opere pubbliche degne di nota sono nulle. Le attività e i finanziamenti sono state costruiti ed indirizzati nelle aree di consenso per fidelizzare e serrare i ranghi.
Persino il "risanamento" dei bilanci, trofeo sbandierato dalla sinistra, appare come un’operazione di facciata resa possibile solo dal contributo statale di circa 150 milioni di euro, un debito che la città dovrà restituire in dieci anni con obblighi di riduzione del debito.
Nel campo del centrosinistra, la proposta del PD è oggi rappresentata da Mimmetto Battaglia. Politico di lungo corso, persona perbene e dai toni sempre moderati, Battaglia incarna il volto istituzionale e rassicurante del partito. Tuttavia, la sua figura si muove all'interno di un perimetro fortemente condizionato da Giuseppe Falcomatà che aveva promosso suo successore l’uomo tuttofare Brunetti.
L’ex enfant prodige, indiscusso mattatore della comunicazione social — capace di costruire un consenso basato su battute e similitudini da serie TV — ha però logorato la sua stessa coalizione, polverizzando la maggioranza del 2020 con un numero di fuoriusciti senza precedenti. Oggi Falcomatà, nel suo doppio ruolo di consigliere regionale e "regista" del partito a Reggio, esercita un controllo ferreo sulle candidature. Egli sa bene che la sua forza dipende da una squadra di fedelissimi: ogni ostacolo che possa rappresentare un’erosione di voti o una critica al suo progetto politico viene sistematicamente neutralizzato.
In questo scenario si inserisce il ritorno discusso di Giuseppe Scopelliti. L'ex Governatore torna senza veli, non come candidato, ma come uomo politico che intende riabilitare un’immagine che ritiene lesa da errori altrui. La sua visione, probabilmente troppo ambiziosa e sbilanciata sul marketing territoriale, divenne un boomerang quando la realtà organizzativa non riuscì a sostenerne il peso economico. Un caso politico o malagestione? Oggi non è ancora chiara né l’origine né la quantità del debito in bilancio imputati nella sua amministrazione. A lui si deve tuttavia, il merito di aver portato Reggio Calabria tra le città Metropolitane aumentandone le capacità economiche. Città Metropolitana, un ente sottovalutato ed ancora privo di capacità organizzative e di sistema.
Oggi, però, la proposta del centrodestra si incardina sulla figura di Francesco Cannizzaro, che porta con sé una promessa di concretezza e riscatto territoriale. La sua visione appare meno ideologica e più strutturale: il messaggio è chiaro e, per certi versi, impositivo. Chi lavorerà per Reggio dovrà pensare solo ai cittadini; gli assessori dovranno essere presenti h24, arrivando a sospendere le proprie attività personali. È un diktat forte, ma necessario in una città dove i cantieri restano eternamente incompiuti e le scuse hanno sostituito i risultati. Cannizzaro scende in campo a ricostruire un perimetro politico privatosi di identità ed idee. Si presenta con i suoi emendamenti che iniettano danaro pubblico in opere che devono essere cantierizzate e si spera ultimate prima che l’ultimo nato prenda il volo.
Dulcis in fundo, resta da sciogliere il nodo delle relazioni con gli organi di tutela dei beni culturali e paesaggistici, fluviali, marittimi. Troppo spesso il ruolo del "conservatore" è stato interpretato come un esercizio di potere frenante piuttosto che come valorizzazione. Le ambiguità sono troppe: dalla gestione di Piazza De Nava al basolato sul Corso, dal degrado del Lido Comunale fino all'assurdo vincolo storico sulle case popolari degli anni '50.
Si assiste a un paradosso: una conservazione talvolta accondiscendente — vedi il Parco Lineare Sud con cementificazione del demanio e baraccopoli dall’altra— e altre volte spietatamente bloccante in aree già degradate che avrebbero bisogno di rigenerazione. Sul litorale nord, il lido comunale privo di visione economica. Un intervento pubblico di risanamento di una infrastruttura popolare oggi anacronistica come la visione di una città che non vede e percepisce il suo futuro.
Questo "remare contro" lo sviluppo ferisce un territorio che è già stato vandalizzato in passato, quando si permetteva la realizzazione di seconde case camuffate da resort, e che oggi paga il conto salatissimo di un'assenza cronica di strutture ricettive adeguate.
Reggio ha vissuto anni di isolamento istituzionale. Lo scontro ideologico di Falcomatà con il contesto politico regionale e nazionale ha interrotto il dialogo, e il prezzo è stato pagato dai reggini: dall'aeroporto abbandonato alla gestione fallimentare di rifiuti e depurazione, fino alla rete idrica colabrodo. In tutto questo, una parte dei mass media è apparsa più come una tifoseria — tra complici sostenitori e "odiatori" — che come un organo di critica distaccata.
Quanto tempo serve ancora alla politica per rispondere ai bisogni della gente invece che alle ambizioni di carriera? Reggio non può più permettersi né il fumo della comunicazione social, né le visioni senza basi solide, né i veti incrociati della burocrazia. Serve una classe dirigente attenta ai risultati, capace di ultimare le opere e di restituire dignità al territorio. Questa volta, davvero, non si può sbagliare ancora.
Tanti volti nuovi appaiono uniti al passato, l’auspicio è che seguano idee di bene comune e sappiano cogliere l’occasione per realizzare il progetto Reggio Calabria e non fanteria dei partiti in attesa di promozione ed incarichi di famiglia.