Politica

Reggio al bivio XII: Una scelta di fede più che di contenuti pragmatici.

di Francesco Nicolò - 22 maggio 2026 22:37

A poche ore dal silenzio elettorale, Reggio Calabria consegna alla storia una campagna elettorale lunga, rumorosa, spesso aggressiva, ma incapace di sciogliere davvero i dubbi di quell’ampia fascia di cittadini rimasti sospesi tra disillusione e rassegnazione.

I candidati hanno chiuso le rispettive campagne davanti ai propri sostenitori, tra applausi, slogan, selfie bandiere e chiamate al voto. L’ultimo ring mediatico andato in scena “Ultimo Round” più che orientare gli indecisi, ha confermato la sensazione di una politica ancora troppo concentrata sulla narrazione e troppo poco sulla definizione concreta di una visione amministrativa. 

Sul quadrato del confronto si sono alternate quattro impostazioni differenti, ma nessuna è riuscita realmente a rompere il muro della sfiducia che attraversa la città.

Da una parte Francesco Cannizzaro ha insistito sulla discontinuità, evocando la necessità di interrompere un modello amministrativo considerato esaurito slogan di punta Aereoporto, Cabinovia, Pontile, ponticello Calopinace, infrastrutture . Dall’altra Saverio Pazzano ha riportato al centro il coinvolgimento dei territori, dei quartieri, delle periferie dimenticate, richiamando una partecipazione civica che negli anni si è progressivamente affievolita. A rimarcare la sua identità ultra popolare ribatte il concetto di Paesi e non Borghi perché i paesi sono caratterizzati da servizi i borghi sono cartoline. Sui rifiuti la ricetta è la premialità a chi differenzia. Mimmo Battaglia ha risposto rivendicando servizi attivati, opere avviate e cantieri aperti, nel tentativo di trasformare la continuità amministrativa in un elemento di affidabilità, dal prossimo anno verrà estinto un debito e le risorse saranno utili per servizi. Eduardo Lamberti Castronuovo, invece, ha fatto leva sul proprio percorso personale e professionale, proponendosi come uomo di esperienza e successo capace di trasferire competenze manageriali nella macchina comunale, sul fronte rifiuti servono regole e controlli.

Domande  che non svelano e rivelano contenuti e nel momento in cui la città avrebbe avuto bisogno di comprendere quale modello economico, sociale ed amministrativo ciascun candidato intendesse costruire, il dibattito si è fermato sulla superficie, troppo vago. Un ping pong di responsabilità di fatti e misfatti.

I temi più profondi, il rapporto tra Comune e sistema produttivo, il ruolo della Città Metropolitana, la gestione delle risorse, il destino dei giovani, la desertificazione commerciale, la riorganizzazione burocratica dell’ente, sono rimasti sullo sfondo, compressi dentro formule comunicative pensate solo per il consenso immediato che per il governo futuro.

Persino il tema dei primi cento o duecento giorni, tradizionalmente il banco di prova di ogni candidatura credibile, è apparso privo di contorni netti. Si è parlato di squadre, di competenze, di uomini e donne da coinvolgere, ma senza far emergere con chiarezza punti fermi realmente distintivi. Nessuna rottura radicale sui metodi amministrativi. Nessuna idea compiutamente definita su un differente sistema economico cittadino. Nessuna proposta realmente capace di spiegare come Reggio possa uscire dalla sua cronica dipendenza politica e finanziaria. Certamente é pur sempre  una campagna elettorale dove l’enfasi supera la concretezza, la dialettica domina la realtà.

Resta tuttavia l’impressione di una rappresentazione già vista. Una classica messinscena di pupi e giullari, dove il vero obiettivo sembra essere soprattutto uno: vincere. Occupare spazi, presidiare posizioni, controllare processi decisionali e filiere di consenso.

La politica reggina continua così a muoversi dentro un equilibrio fragile, nel quale la conquista del potere rischia di prevalere sulla costruzione di una prospettiva. E mentre i candidati chiudono i comizi e si abbassano le luci della campagna elettorale, resta aperta la domanda più importante: chi governerà davvero la città e soprattutto con quale idea di futuro. Ci sarà una discontinuità avverrà mai il cambio di passo sempre urlato ma impossibile da strutturare?

Il ring adesso si svuota. Da domani parleranno soltanto le urne.

Come prevedibile, la scelta che i cittadini saranno chiamati a fare non sarà certo sui contenuti, ma sulla fiducia del noi e loro è solo a fine mandato della nuova amministrazione i cittadini potranno trarre conclusioni. Oggi una scelta deve essere fatta, e questa è dettata più dall’empatia verso il candidato la sola ad essere pervenuta. Tra gli scranni comunque già si intravede un cambiamento la presenza di 4 uomini che in questo mese di marketing personale hanno saputo dimostrare compostezza reciproca e desiderio di voltare pagina. Il miglior auspicio per la città.