Politica

Cannizzaro travolge tutti: Reggio torna al centrodestra dopo 14 anni

Crolla il campo progressista, pesa la delusione sull’era Falcomatà. Exploit del centrodestra tra voglia di rivoluzione, giovani protagonisti nelle circoscrizioni e il record di preferenze di Caridi

di Francesco Nicolò - 26 maggio 2026 09:38

Il voto amministrativo consegna a Reggio Calabria un messaggio politico chiaro, netto, quasi brutale nella sua evidenza: il centrodestra torna a governare la città dopo quattordici anni, e lo fa con una vittoria larga, costruita non soltanto sulla forza delle coalizioni ma soprattutto sulla stanchezza di un elettorato che ha deciso di voltare pagina.

La vittoria di Cannizzaro assume così un valore che va oltre il semplice risultato elettorale. È il segnale di una città che ha scelto di interrompere un ciclo politico e amministrativo che, nel tempo, aveva alimentato aspettative altissime ma che oggi paga inevitabilmente il peso della delusione popolare. Il consenso ottenuto dal centrodestra nasce infatti dentro le difficoltà quotidiane che i cittadini vivono da anni: emergenza rifiuti, crisi idrica, manutenzione urbana insufficiente, strade dissestate, periferie spesso dimenticate. Temi concreti, materiali, che hanno progressivamente eroso il rapporto fiduciario con l’amministrazione guidata da Falcomatà.

Eppure, dentro una sconfitta pesante del centrosinistra, emerge una figura che evita il tracollo totale del Partito Democratico: Mimmetto Battaglia. La sua affermazione personale rappresenta probabilmente uno dei pochi elementi di tenuta di un’area politica che altrimenti sarebbe uscita completamente travolta dal voto. Battaglia raccoglie consenso grazie a uno stile politico sobrio, lontano dalle esasperazioni comunicative e costruito negli anni attraverso relazioni personali, presenza costante e credibilità amministrativa. È il voto alla persona che frena la caduta libera del partito.

Ma il dato politico più interessante arriva forse dalle circoscrizioni. Qui emerge un laboratorio nuovo, fatto di giovani candidati, esperienze civiche, energie fresche che hanno saputo intercettare consenso e partecipazione. Una generazione che prova ad affacciarsi alla politica amministrativa con dinamiche diverse rispetto ai tradizionali schemi delle correnti e delle appartenenze storiche. In molte circoscrizioni il voto premia proprio questa voglia di rinnovamento, segnale che la città cerca volti nuovi e approcci più concreti.

Fa eccezione la seconda circoscrizione, dove Muraca riesce a salvare il simbolico “cappotto” trattenendo l’unica bandiera del centrosinistra. Un risultato che assume un peso politico rilevante perché dimostra come, in alcuni territori, il radicamento personale e la rete costruita negli anni riescano ancora a resistere anche dentro una tendenza generale nettamente avversa.

Sul piano delle preferenze individuali, i dati provenienti dal Comune consegnano invece un vero dominatore della competizione: Caridi della Lega, che supera quota duemila voti e si afferma come il più votato in assoluto. Un risultato che rafforza il peso del partito all’interno della coalizione e che certifica una forte capacità di mobilitazione elettorale sul territorio.

Adesso però arriva la fase più difficile. Perché la vittoria di Cannizzaro non si misura soltanto nei numeri ma nelle aspettative enormi che essa genera. La campagna elettorale è stata costruita attorno all’idea di una rivoluzione amministrativa: grandi opere, nuovi investimenti, rilancio infrastrutturale, modernizzazione della città, valorizzazione del waterfront e capacità di intercettare risorse strategiche. Promesse importanti che adesso dovranno trasformarsi in risultati concreti.

I reggini hanno votato soprattutto per uscire dall’emergenza permanente. Prima ancora dei grandi progetti, la città chiede normalità: acqua nelle case, strade percorribili, quartieri puliti, servizi efficienti. Solo dopo potrà davvero tornare a pensare in grande.

Ed è proprio qui che si giocherà il destino politico della nuova amministrazione. Perché il consenso ottenuto dal centrodestra è ampio, ma è anche profondamente carico di aspettative. E a Reggio Calabria, più che altrove, le aspettative tradite diventano rapidamente disillusione.

Nel nuovo Consiglio comunale, però, resta anche una nota amara che attraversa trasversalmente il dibattito politico cittadino: l’assenza di figure come Lamberti e Pazzano. Due uomini riconosciuti da molti come persone perbene, capaci di interpretare la politica con passione autentica, sensibilità civile e grande nobiltà d’animo.

Lamberti, con il suo progetto civico, aveva provato a costruire uno spazio alternativo alle tradizionali appartenenze, cercando di parlare alla parte moderata e disillusa della città. Pazzano, invece, ha rappresentato negli anni una voce costante a difesa degli ultimi, delle fragilità sociali e delle periferie dimenticate. Una politica spesso vissuta più come missione che come ricerca del consenso.

Eppure il voto, spietato come sempre, sembra aver evidenziato anche i limiti di queste esperienze: una comunicazione spesso troppo lunga, eccessivamente articolata, talvolta incapace di trasformare idee e valori in messaggi immediati e incisivi. Alla qualità morale non è corrisposta una sufficiente forza politica. Le loro battaglie hanno mantenuto spessore etico e culturale, ma probabilmente non sono riuscite a tradursi in una proposta percepita come realmente competitiva dentro una campagna elettorale giocata su ritmi aggressivi, leadership forti e messaggi semplici.

La loro assenza lascia comunque un vuoto nel confronto politico cittadino. Perché, al di là delle appartenenze, Reggio perde due figure che hanno tentato di mantenere dentro il dibattito pubblico un’idea ancora nobile della politica.