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Reggina, da Ballarino a Lotito: il calcio cambia proprietà, ma la città non può permettersi un’altra delusione

di Francesco Nicolò - 27 giugno 2026 09:55

La cessione della Reggina al gruppo riconducibile a Claudio Lotito rappresenta probabilmente il passaggio societario più importante degli ultimi anni. Non solo per il valore dell’acquirente, ma anche per il significato politico e istituzionale che questa operazione inevitabilmente assume.

Antonino Ballarino lascia dopo un periodo caratterizzato da forti contestazioni. Pur avendo contribuito alla rinascita della società dopo il fallimento, non è mai riuscito a conquistare la fiducia di una parte consistente della tifoseria. Il suo nome, inoltre, è stato spesso associato all’area politica che faceva riferimento alla precedente amministrazione guidata da Giuseppe Falcomatà, alimentando un clima di contrapposizione che ha finito per coinvolgere anche la Reggina.

Claudio Lotito cambia completamente lo scenario.

La stessa società, nel comunicato che ha annunciato la cessione, ha riconosciuto come “fondamentale” il ruolo svolto dal sindaco Francesco Cannizzaro quale trait d’union tra le parti coinvolte. Si tratta di un riconoscimento pubblico che certifica un coinvolgimento istituzionale nell’agevolare il buon esito della trattativa. 

Se l’operazione avrà successo, la nuova amministrazione potrà rivendicare di aver favorito il rilancio della Reggina attraverso l’arrivo di uno degli imprenditori più esperti del calcio italiano. Se invece il progetto dovesse fallire, il rischio è che una parte della responsabilità politica venga attribuita proprio a chi ha sostenuto e accompagnato questa scelta.

Le opportunità 

Lotito porta esperienza, capacità organizzativa, una struttura dirigenziale consolidata e risorse economiche che potrebbero consentire alla Reggina di costruire finalmente un progetto competitivo per uscire dalla Serie D. Le indiscrezioni parlano di un investimento iniziale significativo, sia per l’acquisizione del club sia per l’allestimento di una squadra costruita per puntare immediatamente alla promozione. E non potrebbe essere differentemente per una società rimanere nella serie D ha solo costi e non prospettive. L’investimento ha un senso se c’è una struttura societaria che consolida il settore giovanile e ne trae plusvalenze mentre tenta la scalata nelle serie professionistiche.

Gli elementi di cautela dietro la porta

Il primo riguarda la multiproprietà. Finché la Reggina resterà tra i dilettanti non esistono ostacoli insormontabili. Se però dovesse conquistare la Serie C, entreranno in gioco le norme che limitano la proprietà contemporanea di due club professionistici, imponendo a Lotito una scelta entro i termini previsti dai regolamenti. Ciò significa che la permanenza dell’attuale proprietà potrebbe non essere indefinita. 

Il secondo rischio riguarda il rapporto tra politica e calcio. Il consenso di un’amministrazione non può dipendere dai risultati della domenica. La politica deve garantire impianti efficienti, trasparenza amministrativa e condizioni favorevoli agli investimenti, ma senza trasformare una società sportiva in una bandiera di parte. 

La Reggina appartiene alla città, non a una maggioranza o a un’opposizione.

La domanda che continua a pesare

Perché una piazza storica come Reggio Calabria, con una tifoseria tra le più importanti del Mezzogiorno, ha dovuto attendere l’intervento di un imprenditore esterno per immaginare un futuro diverso? È una riflessione che riguarda l’intero sistema economico cittadino e non soltanto il calcio.

Oggi la città può guardare con maggiore fiducia al futuro amaranto. Ma il vero banco di prova inizierà adesso. Perché i proclami lasciano presto spazio ai risultati. E quelli, come sempre, saranno l’unico giudice credibile.

Certamente i giovani sportivi ed il calcio calabrese potranno ricevere un impulso ed una speranza solida se la Reggina Calcio dovesse  rinascere e strutturarsi attraverso le competenze di chi il mondo del calcio lo conosce a fondo.

Il sindaco Cannizzaro da questi primi interventi conferma le ambizioni annunciate in campagna elettorale non limitandosi ad annunciare e di non volersi accontentare. E tra una piazza pulita ed una spiaggia libera adesso c’è una Reggina da far ripartire.