Politica

Reggio non può scegliere tra Copacabana e il cortile di casa

Reggio sogna in grande, ma il Parco Lineare Sud chiede ancora una visione

di Francesco Nicolò - 03 giugno 2026 12:29

Per anni Reggio Calabria ha raccontato se stessa attraverso slogan ambiziosi. La città più bella del Mediterraneo. La Via Marina più bella d’Italia. Il ponte tra Europa e Africa. Oggi, però, esiste una sfida molto più concreta e meno retorica: capire cosa vuole diventare davvero il fronte mare cittadino e se le opere realizzate negli ultimi vent’anni siano state pensate per chi vive la città o per chi dovrebbe sceglierla come meta turistica.

Il caso emblematico l’ancora impropriamente denominato “Parco Lineare Sud” che rappresenta probabilmente il simbolo più evidente di questa contraddizione. Area litorale della parte Sud della città viene riqualificata come naturale prosecuzione del lungomare Falcomatà. Il “Parco” avrebbe dovuto integrare l’offerta turistica che da Pentimele, Gallico, Catona conduce fino all’area sud della città. Una sorta di “Copacabana reggina”, un affaccio sullo Stretto capace di attrarre sportivi, famiglie, turisti, attività economiche e investimenti privati. Un luogo dove il mare è il protagonista e dove la qualità urbana  il motore dello sviluppo  economico.

Ma accanto alla bellezza naturale dello Stretto convivono scarichi fognari ancora presenti, strutture abbandonate, opere incompiute, problemi di viabilità, aree vandalizzate e una spiaggia che attende ancora una definitiva bonifica e valorizzazione. Una situazione che trasforma un investimento milionario nella grande occasione mancata. La questione oggi non riguarda soltanto il decoro urbano. Il vero nodo è comprendere sé queste aree debbano avere una funzione nel futuro della città o solo ulteriore slogan. 

Da una lato una visione che considera il Parco Lineare Sud come una semplice area di passeggio destinata prevalentemente alla fruizione locale. Dall’altra chi vuole pensare in grande, immaginando un’infrastruttura urbana capace di generare economia, attrarre visitatori, ospitare eventi sportivi e culturali, favorire la nascita di nuove attività commerciali e generare imprese ed occupazione.

Nel mezzo c’è una costa non classificata come balneabile e questo rappresenta un paradosso evidente. Mentre si autorizzano i chiringuiti  e le case dei pescatori per la fruizione del litorale, permane il divieto di balneazione, un’area industriale retrostante e il sogno di Montecarlo.

Le criticità denunciate dal Comitato Torre Lupo sono in larga parte reali e documentate. Gli scarichi, il degrado delle strutture, le opere incompiute, la mancanza di videosorveglianza, i problemi di viabilità, il rischio rappresentato dai passaggi a livello e la sostanziale assenza di una manutenzione strutturata sono questioni che nessuna amministrazione può permettersi di ignorare.

Ma il tema non è soltanto il Parco Lineare Sud che già la definizione non individua l’attrattore mare e spiaggia.  Altrove sarebbe già rinominata quantomeno “Baia dei Calcidesi”.

La città di Reggio non può più permettersi di enunciare le  proprie bellezze naturali, ma deve imparare a valorizzarle, organizzarle e renderle produttive.

La spiaggia del waterfront una Copacabana, priva della possibilità di reale fruizione turistica così come tutto il fronte mare a prevalere le abitazioni residenziali ed un vecchio lido decadente ed anacronistica. Turismo che oggi non vede la città come meta balneare la come città da vedere e proseguire. 

La sfida della nuova amministrazione è dimostrare che Reggio può finalmente smettere di inseguire sogni e iniziare a realizzarli.  Il fronte mare della città non è una questione di quartiere. È una questione cittadina e più in generale dell’area metropolitana. 

Una città non diventa attrattiva perché possiede una risorsa naturale. Diventa attrattiva perché sa organizzarla. E la differenza tra le città di mare o sul mare non sta nel panorama. La differenza sta nella capacità di trasformare il paesaggio in economia.

Ma c’è un aspetto che genera più interesse. Ogni tratto di costa genera un comitato. Ogni progetto genera una contrapposizione. Ogni scelta viene valutata sulla base dell'utilità immediata per qualcuno. È la vittoria dell'interesse particolare e della contrapposizione sull'interesse generale.

Le urla del vicinato, le polemiche quotidiane, le piccole guerre territoriali che da decenni accompagnano ogni trasformazione urbana e che spesso finiscono per impedire qualsiasi trasformazione.

Le criticità denunciate esistono e meritano risposta. Gli scarichi vanno eliminati. Le opere incompiute completate. La viabilità resa sicura. Le strutture recuperate. Il degrado contrastato.

Reggio non soffre per mancanza di bellezza. Soffre per mancanza di visione e continuità nell’azione.

E finché continuerà a discutere del proprio futuro come se stesse decidendo la sistemazione di un cortile condominiale, continuerà a comportarsi da periferia pur possedendo tutte le caratteristiche per essere una città del Mediterraneo. E l’amministrazione non può accontentarsi di entrate facili mediante concessioni degli attrattori ma deve favorire l’accesso e la disponibilità degli attrattori per incentivare investimenti e opportunità.