San Valentino a Palazzo Campanella: unità prima di tutto per il governo ci stiamo preparando.
Cannizzaro: Il candidato non c’è ancora, la leadership sì.
di Francesco Nicolò - 14 febbraio 2026 15:12
Nel giorno dedicato agli innamorati, a Palazzo Campanella, il centrodestra reggino ha celebrato il suo personale San Valentino politico. Nessun palloncino, nessun cuore rosso. Solo dichiarazioni, intenzioni e un passaggio che pesa più di qualsiasi slogan.
A convocare gli alleati è stato Francesco Cannizzaro, coordinatore regionale di Forza Italia, regista dell’incontro e garante degli equilibri della coalizione. La platea era quella delle grandi occasioni, con dirigenti regionali e osservatori in attesa del nome del candidato sindaco. Da Wanda Ferro, Giuseppe Mattiani, a Giovanni Calabrese, Domenico Giannetta fino alla Valeria Sudano, Giuseppe Scopelliti, Tilde Minasi. Tra questa platea si è percepita l'assenza della eurodeputata Giuseppina Princi.
Tutti presenti, ma il nome non è arrivato.
«Se sarà necessario ho dato la mia disponibilità, ma nella coalizione ci sono nomi autorevoli e rappresentativi». Frase già annunciata all'indomani delle elezioni alla folla presente a Piazza Duomo regionali e che aveva provocato forti tensioni all'interno della coalizione.
Traduzione politica: non sarò io. Almeno non oggi e non per autoproclamazione.
Un passo di lato che non è un arretramento, ma una scelta di metodo. Il candidato nascerà dal tavolo politico, non da un’investitura personale. L’unità prima della leadership.
Quella odierna è apparsa una mossa di equilibrio interno con la quale Cannizzaro evita di bruciare il tavolo della coalizione.
Non impone una candidatura, non forza la mano, ma rimette la decisione agli alleati.
È un modo per: blindare la leadership politica senza intestarsi la corsa; evitare fratture premature; responsabilizzare i partiti della coalizione. Cannizzaro si colloca come guida del processo, ma non si espone come frontman.
Da leader e coordinatore regionale Cannizzaro effettua una operazione di posizionamento. La dichiarazione “se necessario” lascia aperta una finestra.
Politicamente significa:
• non mi candido oggi,
• ma resto l’uomo che può chiudere la partita.
È una postura da regista più che da attore principale.
Poi il programma. Dieci punti, ben confezionati, identitari, evocativi. Reggio città del mare, porta del Mediterraneo, capitale culturale, polo universitario, attrattore turistico. Visioni che parlano all’orgoglio e all’appartenenza.
Ma qui emerge il nodo vero.
Quello presentato non è ancora un programma di amministrazione. È una cornice. Una piattaforma politica. Una dichiarazione di intenti.
L'agenda politica contenuta nei "10 passi" non rappresenta il programma della coalizione, a dire il vero appare scontata e banale ma oggi il documento è apparso più rivolto a sensibilizzare e catalizzare interessi che un vero programma d'amministrazione, un intermezzo per annunciare pubblicamente che il candidato sarà una figura condivisa al tavolo politico.
Un programma di governo dovrebbe indicare priorità, tempi, risorse, responsabilità. Dovrebbe dire cosa si fa nei primi cento giorni, quale emergenza si affronta per prima, quali opere si finanziano e con quali strumenti. Dovrebbe entrare nel merito della depurazione, della manutenzione delle reti, della fruibilità reale delle spiagge, della pianificazione urbanistica, del dissesto idrogeologico, del rapporto strutturale tra mare e montagna.
Dovrebbe spiegare come trasformare Pentimele in un belvedere strategico, come rendere i Fortini un polo economico tematico e sostenibile, come rendere credibile un salone nautico capace di competere con realtà consolidate come Genova, sede del celebre Salone Nautico di Genova.
Oggi tutto questo è evocato. Non ancora ingegnerizzato.
Non è una bocciatura. È una constatazione.
L’incontro di Palazzo Campanella non nasceva per sciogliere nodi tecnici. Nasceva per chiarire un assetto politico. E sotto questo profilo l’obiettivo è stato raggiunto: la coalizione è compatta, le ambizioni individuali rientrano nel perimetro, la leadership resta salda.
Ma se la politica ha bisogno di unità, la città ha bisogno di concretezza.
Reggio non si governa con le evocazioni, ma con cronoprogrammi, capitolati, priorità e scelte anche impopolari. Il passaggio dalla narrazione alla gestione sarà il vero banco di prova.
L’amore per la città è stato ancora una volta dichiarato.
Ora serve il progetto esecutivo che parli al cuore ed alle necessità.
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