Reggio al bivio – Il decentramento, puntata 2
Circoscrizioni: democrazia di prossimità o moltiplicazione del potere?
di Francesco Nicolò - 25 febbraio 2026 21:39
In una città come Reggio Calabria, 170 mila abitanti, un debito pesante, opere pubbliche incomplete e una macchina amministrativa sotto pressione, parlare di circoscrizioni significa scegliere un’idea di potere.
Non è un dettaglio organizzativo. È una visione della democrazia
Reggio é una città che deve fare i conti con: risorse limitate, rigidità di bilancio, carenza di personale, necessità di modernizzazione digitale.
In questo quadro, ogni nuova struttura istituzionale non è neutra. È una scelta che incide sulla governabilità. La domanda è semplice e scomoda: aggiungere livelli politici rende più efficiente una macchina già in difficoltà?
Bene ricordare che le circoscrizioni sono nate in un’epoca in cui la distanza fisica era distanza democratica. Oggi siamo nell’era digitale. La prossimità non è più solo fisica, è informativa. La vera vicinanza tra cittadino e istituzione si dovrebbe misurare sulla possibilità di accedere ai dati, di conoscere i criteri delle scelte, di verificare lo stato di avanzamento delle opere, di controllare tempi e costi.
Questa forma di democrazia e partecipazione significa rendere pubblici cronoprogrammi, indicatori di risultato e responsabilità precise avvicina più di qualsiasi nuova sede territoriale. La modernizzazione non consiste nel moltiplicare i luoghi del potere, ma nel rendere visibile il potere.
La domanda che dovrebbe attraversare la campagna elettorale è semplice e scomoda: di cosa ha davvero bisogno Reggio? Più rappresentanti o di meno opacità? Di nuove strutture o di un sistema che renda obbligatorio spiegare perché una strada viene prima di un’altra, perché un quartiere riceve un intervento e un altro deve attendere? Se il problema è la qualità delle decisioni, aggiungere livelli politici non lo risolve. Può complicarlo.
Ma oggi la distanza è decisionale, non geografica. Il cittadino non si sente lontano perché l’ufficio è al centro. Si sente lontano perché le decisioni sembrano opache, lente, non motivate.
Se domani nascessero le circoscrizioni, la città sarebbe più veloce nelle procedure, più efficiente nella spesa, più responsabile nelle scelte, meno indebitata? Oppure semplicemente più articolata?
La differenza tra riforma e moltiplicazione del potere sta qui. Una riforma migliora la capacità di governare; una moltiplicazione redistribuisce spazi decisionali senza necessariamente migliorarli.
In una fase storica delicata, proporre nuove strutture politiche senza aver rafforzato la macchina amministrativa, la digitalizzazione dei processi, la trasparenza delle priorità e la catena della responsabilità significa non essere adeguata allo scopo ed invertire l’ordine delle cose.
Prima si costruisce efficienza, poi si discute di rappresentanza. Altrimenti il rischio non è più democrazia, ma più politica senza più governo. Ed è questa la vera linea di confine che dovrebbe dividere il confronto pubblico a Reggio Calabria: non tra destra e sinistra, ma tra chi vuole moltiplicare il potere e chi vuole rafforzare il metodo.
In una città con opere incompiute e interventi discutibili, la priorità è rafforzare la catena decisionale o frammentarla? Più rappresentanza non significa automaticamente più democrazia.
La democrazia matura non è il numero dei tavoli. È la qualità del processo. Se le circoscrizioni non hanno:
• competenze reali
• autonomia definita
• budget chiaro
• integrazione con sistemi digitali
diventano luoghi di discussione senza potere reale. E allora sì, si rischia la moltiplicazione del potere politico, non della capacità amministrativa.
Oggi la modernità amministrativa non è territoriale. È tecnologica.
Una città efficiente è quella che:
• traccia gli interventi
• pubblica cronoprogrammi
• digitalizza le procedure
• rende verificabili le scelte
Questo avvicina il cittadino più di qualsiasi sede periferica. Il vero decentramento è l’accesso, non la prossimità fisica.
Reggio ha bisogno di: più luoghi di rappresentanza o di meno opacità nelle decisioni?
La crisi di fiducia non nasce dalla mancanza di consiglieri di quartiere. Nasce dalla percezione che le priorità non siano sempre coerenti con i bisogni reali. E questo non si corregge con nuove strutture. Si corregge con metodo, trasparenza, responsabilità.
Le circoscrizioni sono uno strumento. Ma ogni strumento riflette un’idea di città. Una città che moltiplica i livelli di potere o una città che concentra responsabilità e investe in efficienza.
In una fase storica delicata per Reggio Calabria, la scelta non è organizzativa. È culturale.
Ed è su questo che chi si candida a governare dovrebbe esprimersi con chiarezza: non se le circoscrizioni piacciono, ma se migliorano davvero la qualità del governo.