Politica

Reggio al bivio – Puntata 1

Le forze in campo e il grande vuoto della politica e del dibattito

di Francesco Nicolò - 24 febbraio 2026 14:24

A due mesi dalla presentazione delle liste, la campagna elettorale per il Comune di Reggio Calabria – e implicitamente per la Città Metropolitana di Reggio Calabria – è ufficialmente iniziata. Ma nei fatti, ancora non si vede.

Centrosinistra: primarie senza sorpresa?

Nel campo progressista si assiste a una dinamica che somiglia più a una conta interna che a una vera competizione politica. Il candidato dovrebbe emergere tra un esponente del Partito Democratico e un rappresentante dell’area cosiddetta “Orange”.

Primarie? Formalmente sì.

Sostanzialmente, la scelta appare già scritta, salvo regolamenti di conti interni al PD. Il rischio è che l’elettorato venga chiamato a ratificare equilibri già definiti nelle segreterie.

Il problema non è il metodo. È l’assenza di contenuto politico visibile. Ed a proposito di regolamento di conti e attacchi alla poltrona c’è da aspettarsi mosse e contromosse per la candidatura sulla quale convergere.

Centrodestra: attendere per non sbagliare

Sul fronte opposto, il centrodestra – o destra, a seconda delle sensibilità – sembra adottare una strategia attendista. L’obiettivo è evitare la frammentazione che in passato ha prodotto sconfitte e candidature bruciate.

Prima si individua il nome “forte”, poi si costruisce la coalizione attorno.

Una scelta prudente, ma che lascia il dibattito pubblico sospeso, privo di indirizzo e visione.

La Réunion di sabato 14 febbraio ha apparentemente avviato una distensione all’interno della coalizione. Il candidato che dovrebbe unire ha solo un nome e non surrogati. Il recente congresso della Lega a Reggio Calabria ne ha solo confermato il principio. 

O Cannizzaro o é tutto da vedere.

A breve anche in casa centro destra o destra si vedrà chi sarà chiamato a guidare la coalizione e che programma offrirà alla città che abbia un programma più concreto rispetto volantino distribuito nel giorno degli innamorati. 

I civici: alternativa o contenitore?

Accanto ai poli tradizionali coesistono due gruppi civici:

• Uno di area progressista, con la candidatura di Anna Nucera, già espressione della sinistra o centro sinistra o comunque sia area PD.

• Uno di area moderata-destra, che dopo le recenti vicende legate alla salute di Lamberti sembra orientarsi verso l’ex sindaco Arena.

Ma anche qui il dibattito si concentra sui nomi, non sui programmi.

Il civismo rischia di diventare solo una diversa etichetta per equilibri tradizionali.


La città ferma tra annunci e autocelebrazioni

Intanto la città resta sospesa.

I progetti sono sempre “in cantiere”, sempre “nelle intenzioni”, sempre “in fase di definizione”. 

Quando qualcosa non va a buon fine, non si analizza. Non si spiega. Non si rendiconta.

Il verbo dominante è:

“Noi abbiamo fatto.”

“Noi abbiamo avuto il coraggio.”

Manca però la verifica pubblica dei risultati. Che a dire il vero anche gli occhi più miopi riescono a valutare. 

Il vero convitato di pietra: il 50% che non vota

Da anni, circa la metà degli aventi diritto non si reca alle urne.

Una soglia che pesa come un macigno.

In questo scenario, la tendenza rischia di consolidarsi.

Perché partecipare se la scelta sembra predeterminata?

Perché votare se il confronto è solo tra appartenenze?

Alla fine, per vincere può bastare il 20% degli aventi diritto.

Non la maggioranza della città.

La maggioranza di chi resta.

Il nodo delle circoscrizioni

Altro terreno di scontro: il progetto delle circoscrizioni.

Tema agitato da tutti, ma con funzioni ancora poco chiare.

Quali competenze reali?

Quale autonomia?

Quale incidenza sui servizi di prossimità?

Il rischio è che se ne comprenda l’effettiva portata solo anni dopo l’eventuale elezione.

Oltre la fedeltà alla bandiera

 Il vero problema non è scegliere “di qua” o “di là”.

Il problema è che oggi il voto sembra ancora legato all’identità, non alla valutazione.

La sfida dei partiti non è convincere i cittadini, ma sottrarre voti all’avversario senza perdere il proprio bacino storico.

Ma governare una città complessa come Reggio Calabria dove ogni cosa è rimaneggiata o nata ma non sviluppata richiede altro:

• obiettivi misurabili

• cronoprogrammi pubblici

• rendicontazione periodica

• responsabilità politica chiara

La sfida della consapevolezza

La  serie di redazionali che si è intrapresa vuole avere un senso, deve partire da qui:

Non chiedersi chi vincerà.

Ma chiedersi su cosa dovrà essere giudicato.

Nei prossimi appuntamenti analizzeremo:

1. Le priorità reali della città (infrastrutture, lavoro, servizi, periferie).

2. Il rapporto tra Comune e Città Metropolitana.

3. Il tema delle circoscrizioni nel merito.

4. Il referendum e il suo impatto politico.

5. Indicatori concreti per valutare chi governerà.

Perché l’unico modo per riportare alle urne quel 50% silenzioso è trasformare il voto da atto identitario a scelta consapevole.

Reggio non ha bisogno di slogan.