Le giostre a Botteghelle e il diritto di una città a divertirsi senza sacrificare un quartiere
di Francesco Nicolò - 25 agosto 2026 08:13
C’è una domanda che sarebbe bene porsi prima ancora di discutere se le giostre debbano stare a Botteghelle, al Tempietto o a Pentimele o chissà dove : quanto può essere gravoso, per un quartiere residenziale, il prezzo da pagare perché una città possa festeggiare?
Il problema non sono le giostre. Non lo sono le Feste Mariane. E non lo è nemmeno il diritto di una città a vivere i propri momenti di festa.
Il problema è: dove si decide di collocare ciò che inevitabilmente produce rumore, traffico, affollamento, occupazione degli spazi, rifiuti e modifiche alla viabilità?
La Giunta comunale, con la delibera n. 186 del 13 agosto 2026, ha deciso di collocare le grandi attrazioni dello spettacolo viaggiante nell’area di viale Calabria-Largo Botteghelle, per il periodo delle Feste Mariane.
Il Comitato di quartiere Ferrovieri-Pescatori aveva già raccolto nel 2024 circa 250 firme per chiedere la delocalizzazione delle grandi attrazioni, ponendo al centro non un generico dissenso, ma questioni molto concrete: il diritto al riposo, la possibilità di lavorare e svolgere normalmente la propria vita quotidiana, l’accessibilità alle abitazioni, la mobilità e la sicurezza.
Sono trascorsi due anni e l’Amministrazione comunale è cambiata.
Una nuova amministrazione ha tutto il diritto di compiere scelte diverse dalla precedente. Ma ha anche la possibilità, e forse il dovere politico, di guardare a ciò che è accaduto prima e chiedersi se quelle criticità siano state realmente superate.
Non è una protesta contro le Feste Mariane
Chi vive a Botteghelle non sta chiedendo di cancellare il luna park. Sta chiedendo se sia ragionevole trasformare per giorni un’area prevalentemente residenziale in un grande polo di attrazione.
Il periodo individuato per le Feste Mariane 2026 va dal 10 al 20 settembre.
Nelle immediate vicinanze di Botteghelle ci sono abitazioni, attività, servizi e istituti scolastici e lo stadio Granillo. L’arrivo di migliaia di persone significa inevitabilmente maggiore traffico, occupazione degli spazi, necessità di parcheggi, incremento della produzione di rifiuti, necessità di servizi igienici e maggiore pressione sulla sicurezza e sulla viabilità.
C’è un principio semplice che dovrebbe guidare ogni amministrazione: una città che vuole ospitare un grande luna park deve prima individuare un’area adeguata a farlo.
Non si può pensare che, in assenza di uno spazio specificamente organizzato e attrezzato, la soluzione sia semplicemente occupare per quindici giorni un’area residenziale e chiedere a chi ci abita di sopportarne le conseguenze.
Perché quindici giorni, sulla carta, possono sembrare pochi.
Ma quindici giorni possono essere lunghissimi per chi torna a casa dopo una giornata di lavoro e trova il proprio quartiere trasformato; per chi deve alzarsi alle cinque o alle sei del mattino; per chi lavora su turni; per chi ha bambini piccoli; per chi deve accompagnare i figli a scuola; per chi deve semplicemente poter entrare e uscire dalla propria abitazione senza dover attraversare una zona congestionata.
Una manifestazione temporanea può essere autorizzata e può anche essere sottoposta a specifiche deroghe acustiche e limitazioni di orari. Ma la temporaneità non cancella il diritto dei residenti al riposo né esonera l’Amministrazione dal valutare l’impatto della scelta.
Nel 2025 il Comune aveva individuato il parcheggio dell’area Tempietto per le giostre grandi e il piazzale Ferraris, nella zona di Pentimele, per quelle piccole.
Certamente non è una soluzione ma un compromesso “sporco” già sperimentato con l’accesso all’area un collo di bottiglia per la viabilità dei mezzi e dei pedoni con un cantiere a poche centinaia di metri, privando l’area attrezzata ad suo utilizzo.
Le 250 firme del 2024 non possono essere dimenticate
La questione di Botteghelle, dunque, potrebbe diventare un’occasione per l’Amministrazione Cannizzaro. Non per arretrare davanti a una protesta. Ma per dimostrare che cambiare amministrazione significa anche cambiare metodo.
Il Comitato chiede un confronto. Non chiede di cancellare le Feste Mariane. Chiede di discutere la localizzazione.
Probabilmente non ci sarà mai una convergenza negli interessi legittimi dei residenti e degli organizzatori ma se esiste un’area già utilizzata per le grandi giostre, se esistono altre aree già destinate alle attività delle Feste e se Botteghelle è un quartiere densamente abitato, perché proprio Botteghelle deve tornare a pagare il prezzo più alto della festa?
Anche il diritto a vivere normalmente Reggio Calabria appartiene a tutta Reggio Calabria.
La programmazione: questa tanto richiesta quanto disattesa parola.
E allora la questione diventa politica!
Se Reggio Calabria vuole continuare ad avere un grande luna park durante le Feste Mariane, forse è arrivato il momento di fare una scelta definitiva.
Una città che individua un’area, la attrezza e la inserisce stabilmente nella propria programmazione degli eventi, invece, sta costruendo una politica urbana.
E allora la questione Botteghelle potrebbe diventare l’occasione per aprire finalmente questo confronto.
Tempietto, Pentimele, l’area portuale, l’area del campo di baseball e le altre aree pubbliche potenzialmente disponibili: perché non metterle tutte sul tavolo e valutarle con criteri oggettivi?
Non bisogna decidere sulla base di chi protesta di più e chi non va al luna park non può diventare il soggetto passivo della festa.
Se si sostiene semplicemente che il rumore e il disagio debbano essere eliminati, si apre una conseguenza paradossale: domani lo stesso criterio potrebbe essere applicato alle sagre, alle feste patronali, alle manifestazioni di quartiere, ai concerti. E una città viva produce inevitabilmente rumore, traffico e qualche disagio. Il punto non può essere eliminare il disagio, ma stabilire quanto sia accettabile, dove collocarlo, per quanto tempo e con quale compensazione organizzativa.
E poi: forse non è soltanto un problema di dove mettere le giostre, ma di come ripensare le Feste Mariane e l’offerta di intrattenimento. Se una parte della popolazione non frequenta più determinati spettacoli e se le nuove generazioni hanno altre forme di aggregazione, ha senso continuare a riprodurre ogni anno lo stesso modello?