Reggina, il giorno della svolta. Lotito apre una nuova stagione: «Contano solo i fatti»
Lotito: “Mio padre era calabrese e mi ha trasmesso il valore di una stretta di mano”
di Francesco Nicolò - 21 luglio 2026 07:03
C’erano oltre settanta giornalisti accreditati, migliaia di tifosi e una città intera che attendeva di conoscere il nuovo corso della Reggina. La presentazione di Claudio Lotito non è stata soltanto il passaggio di consegne tra una proprietà e un’altra, ma la chiusura definitiva di una fase durata tre anni.
Si archivia l’era Ballarino, segnata da un rapporto mai realmente ricucito con una parte della tifoseria, dell’opinione pubblica e della politica cittadina. Al suo posto si apre una stagione che nasce sotto il segno della credibilità personale e dei rapporti istituzionali.
Nel racconto di Lotito emerge con chiarezza un elemento che va oltre il calcio. Il presidente richiama più volte il legame con la Calabria, ricordando le origini del padre e spiegando come la cultura della parola data abbia orientato anche questa scelta.
«Avevo dato la mia parola e non mi sono potuto sottrarre», racconta, attribuendo un ruolo determinante al sindaco Giuseppe Cannizzaro. «Senza Cannizzaro non si sarebbe potuto realizzare questo risultato. La trattativa stava per saltare perché la richiesta economica di Ballarino era fuori mercato. Il suo intervento mi ha riportato al tavolo. Me lo sono ritrovato persino dal notaio al momento della firma.»
Parole che restituiscono il peso avuto dal sindaco in una trattativa complessa, nella quale il rapporto personale, la fiducia reciproca e la determinazione hanno rappresentato elementi decisivi. Non una semplice mediazione istituzionale, ma un’azione costante che ha consentito di superare uno stallo e arrivare alla conclusione dell’operazione.
Sul futuro Lotito evita promesse irrealistiche. Il calcio, ricorda, non può essere assimilato a un investimento industriale, perché esistono variabili che nessuna società può controllare. “Il calcio è imponderabile”.
«Faremo tutto ciò che sarà necessario per vincere e riportare la Reggina nel calcio professionistico. Voi dovrete fare il vostro dovere: seguire e amare questa squadra.»
L’obiettivo è dichiarato senza esitazioni: ricondurre la Reggina tra i professionisti, mettendo l’allenatore nelle condizioni di costruire un organico competitivo. Ma il presidente insiste soprattutto su un principio: «Contano solo i fatti, e i fatti sono i risultati.»
Ampio spazio anche al tema della multiproprietà. Lotito rivendica di essere stato tra gli artefici della normativa, nata per evitare la scomparsa di molte società calcistiche incapaci di sostenere i costi del professionismo. Oggi, però, riconosce che quella disciplina presenta limiti che occorre superare.
«Lavoreremo per modificare la norma. Nel frattempo guardiamo al presente.»
Un passaggio importante riguarda l’identità della nuova società. La Reggina, assicura, non diventerà mai una “Lazio 2”. Per questo è stata costituita Reghium, una denominazione che richiama le radici storiche della città e del territorio. Sarà una struttura autonoma, guidata da un amministratore unico dotato di ampi poteri decisionali, proprio per garantire indipendenza gestionale e una progettualità costruita attorno ai colori amaranto.
La vicenda Reggina, tuttavia, offre anche uno spunto di riflessione che va oltre il passaggio di proprietà. Dopo la lunga stagione della famiglia Foti, il territorio non è riuscito – o forse non ha ritenuto di poter sostenere – il peso economico e organizzativo di una società che, per storia, ambizioni e responsabilità, richiede risorse importanti e una visione di lungo periodo. Non è una responsabilità che possa essere imposta a nessuno, né un dovere per chi fa impresa. È una scelta. Ma quando quella scelta manca, inevitabilmente la città guarda altrove per ritrovare uno dei propri simboli più forti.
Perché la Reggina non è soltanto una società di calcio. È uno dei pochi elementi capaci di unire generazioni diverse, quartieri, professioni e sensibilità politiche sotto gli stessi colori. Il calcio resta spettacolo, competizione e passione, ma in realtà come Reggio Calabria rappresenta anche un patrimonio identitario, un motivo di appartenenza e un legame profondo con il territorio. Investire nella Reggina significa certamente assumersi un rischio imprenditoriale, ma significa anche contribuire a custodire una parte della memoria e dell’identità collettiva della città.
Tra i momenti più significativi della giornata c’è anche il gesto del sindaco Cannizzaro. Nessuna targa celebrativa o riconoscimento formale, ma un dono dal forte valore affettivo: la sciarpa della Reggina custodita per venticinque anni che lo ha accompagnato tra trasferte e partite in casa prima seduto nella gradinata con il padre, poi in curva nella tifoseria ed oggi inevitabilmente in tribuna .
Un oggetto che racconta una storia personale prima ancora che istituzionale. Il simbolo di un tifoso che, nel giorno della rinascita societaria, consegna idealmente una parte della propria passione al nuovo presidente. Un gesto semplice ma capace di sintetizzare il senso della giornata: affidare il futuro della Reggina a chi ha scelto di assumersene la responsabilità.
L’arrivo di Lotito è stato accolto da una tribuna gremita di tifosi, curiosi, autorità, rappresentanti delle istituzioni, consiglieri comunali e operatori dell’informazione. A fare da colonna sonora, l’inno “Vai Reggina”, firmato da Raffaello, quasi a ricordare che, al di là delle vicende societarie, il patrimonio più importante resta il legame tra la squadra e la sua gente.
Da ieri la Reggina volta pagina. Il tempo degli annunci lascia spazio a quello delle verifiche. Le aspettative sono altissime, ma lo stesso Lotito ha indicato il metro con cui sarà giudicato il nuovo corso: non le promesse, bensì i risultati.