Politica

Aeroporto di Reggio Calabria, il problema non è Ryanair

di Francesco Nicolò - 02 settembre 2026 12:10

La vicenda voli Ryanair ritornata in questi giorni nella cronaca locale, dovrebbe obbligarci a guardare oltre la semplice perdita o conferma di qualche collegamento. Il vero problema è capire quale idea di sviluppo c’è per Reggio Calabria e, soprattutto, se c’è una politica economica abbastanza stabile da consentire a cittadini e imprese di investire sul futuro.

Ryanair è una compagnia privata e fa ciò che deve fare: sposta gli aeromobili dove ritiene di ottenere il miglior risultato economico. Se una rotta da Reggio è meno conveniente di una rotta da Lamezia, la compagnia può decidere di concentrare altrove la propria capacità. Non è questo lo scandalo.

Il problema nasce quando il territorio affida una parte della propria strategia di sviluppo alle decisioni commerciali di un vettore privato, dopo aver investito risorse pubbliche per costruire e sostenere quella stessa connettività.

Dietro l’aeroporto di Reggio Calabria non ci sono soltanto gli aerei di Ryanair. C’è capitale pubblico, ci sono infrastrutture, personale, servizi e investimenti che devono essere messi nelle condizioni di produrre il massimo valore possibile per il territorio.

Reggio Calabria non è uno scalo privo di domanda.

Nel 2025 il Tito Minniti ha superato 977 mila passeggeri, arrivando a circa un terzo del traffico di Lamezia, che nello stesso anno ha superato i 3 milioni di passeggeri. Questo risultato assume un significato ancora maggiore se si considera che Reggio opera con una capacità di traffico e di offerta complessivamente molto più contenuta rispetto al principale scalo regionale. I dati parlano da soli. Quasi un milione di passeggeri sono stati generati da uno scalo che dispone di una capacità operativa e di un’offerta molto inferiori a quelle di Lamezia. Un  dato  che deve far riflettere e soffermarsi.

Quando un aeroporto riesce ad avvicinarsi al milione di passeggeri con una dotazione di collegamenti e di capacità inferiore a quella dello scalo principale, la domanda che bisogna porsi non è soltanto quanto traffico riesce a gestire oggi, ma quanto traffico potrebbe generare se gli venissero date condizioni adeguate per svilupparsi.

Se un aeroporto ha poca capacità e produce comunque una domanda significativa, non è necessariamente un aeroporto che deve essere ridimensionato. Potrebbe essere un aeroporto che sta mostrando di avere potenziale inespresso da attivare.

La Regione Calabria ha destinato 38 milioni di euro a SACAL per sostenere le rotte aeree e nel 2025 ha previsto ulteriori risorse per il rafforzamento patrimoniale della società aeroportuale. Sono risorse pubbliche che appartengono, direttamente o indirettamente, ai cittadini calabresi: passeggeri ed imprenditori.

La domanda non può essere soltanto quanto guadagna una compagnia su una determinata rotta, loadfactor, ma quanto valore economico produce per il territorio ogni euro pubblico investito nella connettività aeroportuale.

Un aeroporto non serve soltanto a far partire i residenti. Ma è un soprattutto alle nostre latitudini un attrattore sostanziale che dirige le scelte. Il turista internazionale o nazionale che atterra a Reggio non porta soltanto il prezzo del biglietto: porta pernottamenti, ristorazione, trasporti, escursioni, consumi e domanda economica. Le presenze costanti, seppure stagionali, rendono il territorio più credibile agli occhi di chi deve investirci.

A chi sostiene “basterebbe un aereoporto per tutta la Calabria”, bisogna spiegare che la se il residente nel territorio, pur caricandosi di ulteriori costi, può cambiare aeroporto: Il territorio non può cambiare posizione.

E il turista straniero, quando perde un collegamento diretto con Reggio, non è obbligato ad atterrare a Lamezia per poi venire qui. Ma semplicemente può sceglie un’altra destinazione se la motivazione non è estremamente rilevante. Questa è la differenza tra un problema di mobilità e un problema di sviluppo.

Se oltre gli annunci si vuole che il territorio di Reggio Calabria diventi una destinazione turistica, è  necessario prima creare le condizioni che rendano credibile per un imprenditore o un giovane  l’investimento nel settore turistico. Come  si può costruire un albergo, creare impresa , organizzare la rete di servizi, assumere personale e investire capitali se l’accessibilità internazionale del territorio cambia continuamente, le rotte vengono aperte e poi ridimensionate e la capacità viene spostata in funzione delle opportunità e con poco coinvolgimento dei settori economici.

Come possiamo dire ai cittadini “restate, investite, costruite qui il vostro futuro perché ci sono grandi possibilità”, se contemporaneamente non siamo capaci di costruire condizioni stabili sulle quali quelle possibilità possano concretamente poggiare?

La bellezza del territorio non basta. Il mare non basta. I borghi non bastano. L’Aspromonte, lo Stretto, la Locride e l’Area Grecanica non bastano. L’accessibilità ed la sicurezza di avere servizi adeguati e strutturati è alla base per sviluppare gli ulteriori attrattori esistenti e di quelli da realizzare. Le potenzialità esistono, ma diventa sviluppo soltanto quando qualcuno costruisce le condizioni perché possa essere trasformata in domanda, investimento e occupazione. E queste condizioni richiedono una politica economica coerente nel tempo.

È qui che dovrebbe essere valutato il ruolo di SACAL e della Regione. Non chiedendo che Reggio Calabria abbia ogni rotta possibile e nemmeno pretendendo che una compagnia mantenga collegamenti economicamente insostenibili. Bisogna invece chiedere quale sia la strategia complessiva: quale funzione deve avere Reggio nel sistema aeroportuale calabrese, quali collegamenti internazionali sono considerati strategici, per quanto tempo vengono sostenuti, quali risultati producono e quale valore economico generano rispetto alle risorse pubbliche impiegate.

Perché se il denaro pubblico messo a disposizione serve a costruire connettività, quella connettività non può essere considerata un risultato in sé. Il risultato deve essere lo sviluppo che la connettività riesce a generare.

Il dato del 2025 dimostra che una base di domanda esiste. Quasi un milione di passeggeri sono transitati da Reggio nonostante un’offerta molto più limitata rispetto a Lamezia. Questo dovrebbe spingere a chiedersi se il problema sia davvero la mancanza di mercato oppure, almeno in parte, la mancanza di una strategia capace di trasformare quella domanda in crescita stabile.

Il territorio che ha già dimostrato di poter generare quasi un milione di passeggeri non dovrebbe si può accontentare di ciò che rimane disponibile.

La vera fragilità del territorio reggino non è quindi la mancanza di possibilità, ma l’incertezza e la discontinuità.

E allora la discussione su Ryanair dovrebbe diventare una discussione molto più seria.

Il sostegno pubblico alla connettività aerea non ha semplicemente aumentato il numero di passeggeri degli aeroporti calabresi. L’espansione di Ryanair, resa possibile anche dalle politiche regionali di riduzione dei costi e di incentivazione delle rotte, ha ampliato in particolare l’accessibilità internazionale della Calabria. I risultati del 2025 mostrano una significativa correlazione tra questo aumento dell’offerta e la crescita dei flussi turistici: Reggio Calabria, dopo l’apertura della base Ryanair e l’introduzione delle nuove rotte, ha registrato quasi un milione di passeggeri e, nella provincia, un aumento del 47,7% delle presenze turistiche e dell’82,2% degli arrivi stranieri.

Sebbene questa “riprogrammazione” fosse già stata annunciata prima dell’estate 2025, imprenditori e passeggeri erano in attesa di conoscere le proposte alternative. 

Se Ryanair farà sempre il proprio interesse e SACAL deve fare quello del sistema aeroportuale, la Regione deve fare quello del territorio. 

Il  cittadino, il viaggiatore, l’impresa ha tutto il diritto di chiedere che il capitale pubblico investito non serva semplicemente a comprare qualche anno di traffico, ma a costruire un’infrastruttura economica capace di rendere Reggio Calabria realmente attrattiva e progressivamente meno dipendente dagli incentivi.

Seppur coerente  riprogrammare il periodo invernale con servizi alternativi al periodo estivo,  pur condividendo  il  potenziamento dei collegamenti interni, oggi la semplice lettura è la chiusura tra il 22 e 24 ottobre  dell’operatività verso Berlino Brandeburgo;  Bruxelles Charleroi; Londra Stansted; Parigi Beauvais; Katowice ricordando i già soppressi collegamenti con Tirana, Manchester, Marsiglia.

Allo stato attuale la stagione invernale 2026-2027 sarà caratterizzata da servizi non di poco valore da e verso: Milano Bergamo, Milano Malpensa, Parma, Pisa, Torino, Venezia, Bologna. Con Barcellona unica destinazione europea.

L'operativo dello scalo reggino per il periodo invernale è ormai sviluppato, i passeggeri verranno conteggiati da analisti e addetti. Ma in ansia rimane chi attende e spera una programmazione primavera -estate 2027 migliore di quella 2026, che ha registrato una riduzione di presenze e in generale di contributo all'economia locale.