Politica

Scopelliti, il ritorno nella partita nel centrodestra

Un leader scomodo in attesa di un ruolo e dei fondi perenti

di Redazione - 12 marzo 2026 11:56

A Reggio Calabria la politica ha ripreso a parlare con una voce che per anni è stata familiare alla città. Giuseppe Scopelliti il sindaco del Modello Reggio è tornato nel vivo del dibattito pubblico. Non con un incarico né con una tessera di partito, ma con una presenza sempre più costante fatta di interviste, dichiarazioni e analisi sugli equilibri del centrodestra calabrese, sulle prospettive regionali e sulle prossime sfide politiche. La premessa resta sempre la stessa: non appartiene a nessuno schieramento. Una formula che Scopelliti ripete con  chiarezza ed una certa insistenza, quasi a voler delimitare il campo della propria azione. Ma basta ascoltare con attenzione il tono e il contenuto delle sue parole per accorgersi che non siamo di fronte a un semplice commentatore politico. Le sue non sono riflessioni laterali. Sono interventi che si collocano nel cuore della partita.

Scopelliti ragiona di candidature, valuta equilibri, indica possibili protagonisti. Parlando della prospettiva di Giuseppe Sarica, ad esempio, ne evoca apertamente un possibile ruolo in Regione Calabria, arrivando a indicarlo come una figura che potrebbe assumere un peso politico più ampio nel centrodestra. È il linguaggio di chi conosce il campo e continua a muoversi al suo interno. Non quello di chi osserva la politica dalla tribuna.

Nel frattempo l’ex sindaco ricostruisce relazioni. Frequenta gli ambienti della Lega, siede nelle prime file delle convention di Forza Italia, dialoga con dirigenti nazionali come Claudio Durigon e con figure centrali della politica calabrese come la senatrice Tilde Minasi. Non è soltanto un ritorno di visibilità. È piuttosto il segnale di una rete di interlocuzioni che torna a muoversi dentro l’intero campo del centrodestra.

In questo quadro si inserisce anche il progetto “Nessuno fuori”, lanciato dallo stesso Scopelliti, che richiama il recupero dei cosiddetti fondi perenti legati al Decreto Reggio e propone la creazione di nuovi posti di lavoro attraverso risorse che, secondo questa lettura, sarebbero rimaste inutilizzate negli anni e che l’amministrazione uscente non ha mai pensato a richiedere al governo di riscriverli in bilancio riassegnando a fini occupazionali e non infrastrutturali. Al di là della fattibilità amministrativa e della verifica contabile delle somme eventualmente disponibili per questa operazione, l’iniziativa ha un significato politico preciso: riportare Scopelliti al centro del dibattito cittadino con una proposta che intreccia lavoro, sviluppo e gestione delle risorse pubbliche.

Ma la questione vera non è soltanto il progetto o la discussione sui fondi perenti. La questione riguarda il ruolo che Scopelliti sembra tornare a occupare nella politica regionale. Perché le sue parole non suonano come quelle di un osservatore. Hanno il tono di chi interpreta gli equilibri, suggerisce direzioni, apre scenari.

Negli ultimi anni nella Lega calabrese si era lentamente consolidato un equilibrio politico non semplice ma riconoscibile. Un equilibrio nel quale figure come Giuseppe Mattiani avevano contribuito a costruire un assetto capace di tenere in piedi la Lega nel territorio reggino rilanciandola. La presenza sempre più attiva di Scopelliti rischia ora di rimettere in discussione proprio quell’assetto.

Non perché l’ex sindaco abbia annunciato un ritorno formale alla guida di un partito, ma perché la sua iniziativa riattiva una rete politica che per anni ha avuto in lui il proprio punto di riferimento. Quando una figura con quella storia torna a intervenire con il tono di chi indica linee politiche e possibili leadership, è inevitabile che gli equilibri si muovano.

Ed è qui che emerge il nodo politico più interessante dei prossimi mesi. Se Scopelliti sta davvero ricucendo una rete di relazioni tra Lega, Forza Italia e altri segmenti del centrodestra, il suo movimento finirà inevitabilmente per incrociare l’assetto costruito negli ultimi anni e con esso il ruolo di chi oggi presidia quell’equilibrio. Tra questi proprio Mattiani, che rappresenta uno dei punti di riferimento nell’organizzazione politica regionale.

Non servono annunci clamorosi per capire che la partita è già iniziata. Basta osservare il ritmo delle dichiarazioni, la qualità delle interlocuzioni, la frequenza delle presenze pubbliche. Scopelliti non parla come chi guarda la politica da lontano. Parla come chi continua a sentirsi dentro la partita.

E forse la partita vera non riguarda soltanto gli equilibri regionali immediati. L’orizzonte più ampio è quello delle elezioni politiche del 2027, quando il centrodestra dovrà ridefinire leadership, rappresentanze territoriali e nuovi equilibri di potere. Se questo è lo scenario, allora le mosse di oggi assumono un significato diverso. Non sarebbero semplici interventi nel dibattito pubblico, ma i primi fili di una tela politica che qualcuno sta pazientemente ricostruendo.

E se davvero questa tela ha come obiettivo il prossimo grande passaggio politico nazionale, allora lo scontro sugli equilibri del centrodestra calabrese – e sul controllo del partito a livello regionale – non sarebbe una semplice ipotesi.

Sarebbe l’evoluzione naturale di una partita che è già cominciata, a partire dalla scelta del candidato sindaco per il centrodestra con la costruzione di un’area politica che dovrà dimostrare di avere numeri importanti, tale da poter trattare da pari con una delle parti in cerca di maggiore peso nella coalizione.