Dal mito della movida al degrado: il triste destino del Lido Calajunco
Un tempo simbolo dell’estate reggina , il celebre beach club oggi giace tra resti abbandonati e rifiuti, vittima di sequestri e gestione difficile dopo la confisca allo Stato
di Francesco Nicolò - 28 agosto 2025 08:28
Il Lido Calajunco, un tempo cuore pulsante della movida reggina, è oggi un luogo silenzioso e desolato. Sequestri giudiziari, confische e difficoltà nella gestione hanno trasformato il celebre beach club in un simbolo del fallimento nella valorizzazione dei beni confiscati. Tra vecchie strutture abbandonate e rifiuti lasciati sul demanio, il lido racconta una storia di bellezza perduta e occasioni mancate per la città.
Per anni, il Calajunco ha rappresentato il più rinomato beach club di Reggio Calabria, con discoteca, ristorante e serate sul lungomare. Dietro il successo, però, si nascondevano legami con la criminalità organizzata: nel 2014 la DIA sequestrò il lido, formalmente intestato a prestanome della cosca Alvaro di Sinopoli, e nel 2015 la confisca divenne definitiva, con il passaggio della proprietà allo Stato tramite l’ANBSC.
Negli anni, lo stabilimento è stato affidato in gestione stagionale a operatori privati, tra cui l’impresa “Le Palme di Drgova Andrea”, senza però riuscire a restituire al lido il fascino di un tempo. A complicare le cose, chiusure per violazioni anti-Covid e un nuovo sequestro nel 2025 hanno segnato la parabola della struttura.
Oggi, dove un tempo si ballava fino all’alba, restano strutture abbandonate e rifiuti, simbolo di un’occasione persa per la città e difficoltà di valorizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata.
Il degrado del Calajunco non è solo una questione imprenditoriale fallimentare ma rappresenta l'ulteriore conferma della mancanza di connessione con il mare. Oltre le iniziative ed i proclami sul più bel chilometro o sull'atmosfera contemplativa dello stretto rimangono le evidenze ed i fatti concreti.
L'impossibilità dei cittadini e turisti di scegliere il tratto di costa che si affaccia sulla città per godere della spiaggia, del mare e del sole per una spiaggia inquinata da detriti e scarti, i lidi che se da un lato creano occasioni dall'altro sono invadenti sul piccolo tratto di costa. Andrebbero utilizzati e concessi malgrado le dotazioni di ombrello e sdraio, per ciò che sono nella realtà: ristoranti/bar/privè con spazi più contenuti riqualificando la costa e la spiaggia con fondi pubblici orientati a creare opportunità di rilancio e non solo piazzette.
Sunsetland c'è dove effettivamente la gente celebra l’estate con la sua brezza, la natura incontaminata, divertimento e il tramonto. Oggi è solo uno slogan, la location così organizzata non permette un reale contatto con la natura. Gli spettatori del sunset sono prevalentemente i bagnanti che scelgono di rimanere fino alle prime ore della sera, che oggi non ci sono perché non possono godere della natura, della spiaggia e del mare l'elemento centrale nella proposta di un evento “sunset” o estivo. Ed allora chi rimane in città, può solo passeggiare lungo il lungomare e scoprire, oltre le luci, angoli di degrado.