Politica

Riscaldamento, nessun rinvio a Reggio Calabria: la confusione nasce da Reggio Emilia

di Francesco Nicolò - 08 ottobre 2026 09:22

Una segnalazione arrivata in redazione ha fatto scattare una verifica. Il provvedimento sul posticipo dell'accensione riguarda Reggio Emilia e l'Emilia-Romagna, non Reggio Calabria. Ma attenzione: clima e qualità dell'aria potrebbero determinare successivi provvedimenti.

Una telefonata di un lettore ha sollevato in queste ore un interrogativo: la Regione Calabria avrebbe posticipato l'accensione degli impianti di riscaldamento?

La risposta, dopo la verifica della normativa e delle informazioni disponibili, è NO.

All'origine della segnalazione sembra esserci un equivoco comprensibile, legato soprattutto al nome della città. Il provvedimento di cui si è parlato in questi giorni riguarda infatti Reggio Emilia, non Reggio Calabria.

Il provvedimento riguarda Reggio Emilia

La Regione Emilia-Romagna ha adottato misure nell'ambito delle politiche sulla qualità dell'aria, con disposizioni che interessano il territorio regionale e che possono modificare il normale calendario degli impianti termici.

È quindi possibile che la notizia sia stata riportata sinteticamente come «la Regione ha posticipato l'accensione a Reggio», generando l'equivoco.

Ma bisogna distinguere nettamente le due città.

 A Reggio Calabria la regola ordinaria è il 1° dicembre

Per Reggio Calabria non risulta, allo stato attuale, un provvedimento del Comune o della Regione Calabria che abbia modificato il calendario ordinario per la stagione 2026-2027.

Il capoluogo calabrese appartiene alla zona climatica B.

Il D.P.R. 74/2013 stabilisce per la zona B:  - **1° dicembre – 31 marzo**; - massimo **8 ore giornaliere**.

La norma nazionale, quindi, non prevede per Reggio Calabria l'accensione il 15 ottobre, come avviene nelle zone climatiche più fredde, ma stabilisce già ordinariamente l'inizio al 1° dicembre.

La competenza in materia di esercizio, controllo e gestione degli impianti termici nel territorio del capoluogo è inoltre attribuita al Comune di Reggio Calabria, mentre la Regione mantiene funzioni regolamentari e di coordinamento.

Non tutti gli edifici sono soggetti alle stesse regole

C'è però un aspetto spesso poco conosciuto.

Il D.P.R. 74/2013 prevede alcune esclusioni dai limiti ordinari di periodo e durata giornalieri.

Sono interessati, tra gli altri:

- ospedali, cliniche e case di cura;

- strutture per il ricovero e la cura di minori e anziani;

- strutture protette per l'assistenza e il recupero di persone affidate ai servizi sociali;

- sedi diplomatiche e di organizzazioni internazionali, con le condizioni previste dalla norma;

- scuole materne e asili nido;

- piscine, saune e strutture assimilabili;

- edifici industriali e artigianali quando particolari esigenze tecnologiche o produttive rendano necessario un diverso regime.

Per queste categorie non si applicano i limiti previsti dai commi 2, 3 e 4 dell'articolo 4 del D.P.R. 74/2013.

Esistono poi alcune categorie, tra cui uffici e attività commerciali, per le quali la deroga riguarda specificamente la durata giornaliera di funzionamento, secondo le condizioni previste dalla norma.

 E se l'inverno fosse particolarmente mite?

Qui entra in gioco un altro elemento di attualità. 

Le previsioni climatiche per l'inverno 2026-2027 stanno richiamando l'attenzione sul fenomeno El Niño, che secondo le proiezioni potrebbe contribuire a condizioni mediamente più miti anche nell'Europa meridionale. Gli effetti sull'Italia, tuttavia, sono indiretti e le previsioni stagionali presentano ancora margini di incertezza.

Questo non significa automaticamente che il calendario dei riscaldamenti verrà modificato.

Al contrario, eventuali variazioni richiederebbero un provvedimento specifico dell'autorità competente.

La normativa consente già, al di fuori del periodo ordinario, l'accensione degli impianti quando vi siano "situazioni climatiche che ne giustifichino l'esercizio", ma con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella ordinaria. Per la zona B, quindi, il limite sarebbe di 4 ore giornaliere.

Esiste anche l'altra faccia della medaglia: qualora le condizioni ambientali e di qualità dell'aria lo richiedessero, le amministrazioni potrebbero adottare specifiche misure di contenimento.

È quanto avviene, ad esempio, in Emilia-Romagna, dove le politiche sulla qualità dell'aria possono comportare misure aggiuntive rispetto alla disciplina nazionale.

Dunque, cosa potrebbe succedere a Reggio Calabria? Oggi non c'è alcun rinvio da comunicare.

La situazione è questa:

REGGIO CALABRIA

- zona climatica B;

- periodo ordinario: 1° dicembre – 31 marzo;

- massimo 8 ore al giorno;

- nessun provvedimento di posticipo attualmente individuato;

- competenza sul territorio comunale: **Comune di Reggio Calabria**.

REGGIO EMILIA

- Il comune di Reggio Emilia ha pubblicato il  6 ottobre una disposizione per la stagione  2026-2027 con cui l'accensione degli impianti di riscaldamento è:

- posticipata al 1 novembre;

- periodo accensione massimo 14ore al giorno 

Due Reggio, due situazioni diverse

La segnalazione del lettore si è quindi rivelata utile perché ha permesso di fare chiarezza su una notizia che, riportata senza indicare la provincia, può facilmente generare confusione.

Reggio Emilia e Reggio Calabria hanno lo stesso nome, ma appartengono a territori climatici e amministrativi differenti e sono soggette a discipline che possono essere diverse.**

Per ora, dunque, nessun rinvio dell'accensione a Reggio Calabria.

Ma la questione potrebbe tornare d'attualità nei prossimi mesi: l'andamento effettivo delle temperature, le condizioni meteorologiche e soprattutto la qualità dell'aria potrebbero portare le autorità ad adottare specifici provvedimenti.

E proprio per questo sarà importante distinguere sempre tra calendario nazionale, ordinanze comunali e misure regionali sulla qualità dell'aria.