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AREA DELLO STRETTO, CANNIZZARO ALZA L’ASTICELLA: ORA SERVE ABBATTERE IL MURO DEI PEDAGGI

di Francesco Nicolò - 18 ottobre 2026 13:50

La continuità territoriale tra Reggio e Messina non può restare uno slogan. Il costo dell’attraversamento è oggi il principale ostacolo alla costruzione di un’unica area integrata. Cannizzaro e Basile hanno aperto una partita che deve arrivare sul tavolo del Governo.

REGGIO INFORMA – Editoriale

C'è un elemento che comincia a caratterizzare l'azione amministrativa del sindaco Francesco Cannizzaro: la concretezza degli obiettivi e, soprattutto, l'attenzione ai tempi della loro realizzazione.

Lo abbiamo visto con il completamento dell'ala dello scalo aeroportuale, un intervento sul quale ha concentrato l'attenzione, rispettando e facendo rispettare le scadenze previste. Lo abbiamo visto con l'attraversamento della fiumara Calopinace , oggi Ponte dell'Alba, un'opera che ha seguito fino alla sua realizzazione, per lanciare inoltre sfide per la riqualificazione del quartiere Arghillà e Porto di Reggio Calabria.

Interventi certamente diversi per dimensione e rilevanza, ma accomunati da un metodo: individuare un obiettivo, seguirne l'attuazione e arrivare al risultato.

In questi giorni Cannizzaro ha deciso di alzare l'asticella. E questa volta la sfida riguarda un'intera area geografica e il futuro delle relazioni tra Calabria e Sicilia.

L'intesa sottoscritta con il sindaco di Messina Federico Basile per la costruzione di un'Area Integrata dello Stretto apre una prospettiva interessante. Ma tra le numerose direttrici del protocollo, dalla cultura al turismo, dalle università allo sviluppo economico, ce n'è una che precede e condiziona tutte le altre: la mobilità.

Tra le linee programmatiche sottoscritte dai due Sindaci Metropolitani ci sono diversi obbiettivi: immaginare un unico brand turistico, promuovere eventi comuni, costruire collaborazioni universitarie e progettare servizi condivisi, ribattezzare lo specchio di mare come Stretto di Reggio e Messina ( già un tempo stretto Scilla e Cariddi)  ma tutto questo rischia di rimanere un esercizio istituzionale se attraversare tre chilometri di mare continua a rappresentare un ostacolo economico.

Oggi trasportare un'automobile tra le due sponde può costare 43 euro per una giornata. Per un pedone il biglietto arriva a 5 euro.

Sono cifre che meritano una riflessione ben più profonda di quella sul semplice costo del servizio.

Con 43 euro di pedaggio autostradale si può percorrere una distanza paragonabile a quella tra Napoli e Milano. Nello Stretto, invece, la stessa cifra serve per superare pochi chilometri di mare.

Naturalmente un traghetto non è un'autostrada. Ha costi di esercizio, equipaggi, manutenzione, consumi e infrastrutture che devono essere sostenuti. E non sarebbe corretto sostenere che il trasporto marittimo abbia necessariamente un costo inferiore a quello terrestre.

Ma il punto oggi è stabilire se l'attraversamento dello Stretto debba continuare a essere considerato un servizio commerciale oppure debba finalmente essere riconosciuto come parte essenziale della continuità territoriale nazionale.

Il collegamento marittimo è oggi gestito attraverso operatori e servizi con differenti regimi. Il cittadino, tuttavia, si confronta con un dato molto semplice: per spostarsi tra due città che si guardano da una sponda all'altra deve sostenere un costo che scoraggia la mobilità quotidiana e occasionale.

Una famiglia reggina che volesse trascorrere una giornata a Taormina, un cittadino messinese interessato a un evento culturale a Reggio, uno studente, un lavoratore o semplicemente qualcuno che desideri raggiungere l'altra sponda per una passeggiata o per fare acquisti devono mettere in conto una spesa che spesso rende poco conveniente lo spostamento.

Non si tratta soltanto di turismo. Si tratta di relazioni, consumi, opportunità e libertà di movimento. 

Un'area metropolitana integrata non nasce dalla firma di un protocollo. Nasce quando le persone possono effettivamente vivere e utilizzare il territorio come un unico sistema.

E non si costruisce alcuna integrazione se tra due comunità rimane un muro economico da scavalcare ogni volta.

La soluzione richiede una scelta politica nazionale come sottolineata dal sindaco Cannizzaro.

Occorre riconoscere all'attraversamento dello Stretto una funzione di continuità territoriale, attraverso un sistema di servizio pubblico sostenuto da risorse statali, eventualmente integrate da quelle regionali, che consenta agli operatori di coprire i costi del servizio e ai cittadini di pagare una tariffa socialmente sostenibile.

Non significa pretendere che il trasporto sia gratuito o che il concessionario debba lavorare in perdita. Significa distinguere il costo industriale del collegamento dalla quota che è giusto porre a carico dell'utente.

È un principio già presente nell'organizzazione di numerosi servizi pubblici: quando un'infrastruttura o un collegamento assolve una funzione essenziale per la collettività, il suo costo non può essere scaricato integralmente su chi lo utilizza.

Naturalmente occorrerà definire un modello economico, individuare le risorse, stabilire obblighi di servizio, frequenze, capacità di trasporto e tariffe. Ma sono questioni tecniche e amministrative che una volontà politica chiara può affrontare.

E soprattutto occorrerà evitare che il beneficio pubblico si traduca semplicemente in un trasferimento di risorse agli operatori senza un effettivo abbattimento del prezzo finale.

La questione, peraltro, non è subordinata alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Il ponte appartiene alla prospettiva infrastrutturale futura. La continuità territoriale è un'esigenza di oggi.

Chi percorre una strada nazionale o attraversa una galleria non deve normalmente acquistare un biglietto specifico per ogni singolo collegamento. La rete stradale è considerata parte di un sistema di mobilità che lo Stato ha il compito di garantire, pur con le note eccezioni dei tratti soggetti a pedaggio.

Perché allora il collegamento marittimo tra Calabria e Sicilia non dovrebbe essere affrontato con un principio analogo?

Perché chi parte da Roma e raggiunge Messina in automobile deve incontrare, proprio negli ultimi chilometri, una barriera economica così rilevante? E perché un cittadino di Reggio dovrebbe considerare una serata al teatro di Messina un'occasione eccezionale anziché una normale opportunità culturale?

Sono domande che riguardano l'equità territoriale prima ancora dello sviluppo economico.

Cannizzaro e Basile hanno avuto il merito di portare la questione su un piano politico e istituzionale comune, superando quella logica di appartenenza amministrativa che troppo spesso ha impedito alle due sponde di ragionare come un unico territorio.

Il protocollo, il brand, la promozione turistica e le iniziative culturali hanno certamente una loro utilità. Ma non possono diventare il risultato finale dell'operazione.

La vera misura del successo sarà la capacità di ottenere dal Governo un provvedimento concreto che renda l'attraversamento accessibile a condizioni radicalmente diverse da quelle attuali.

E qui si apre la sfida più impegnativa.

Perché non basterà un contributo occasionale o una tariffa promozionale. Servirà una disciplina stabile, accompagnata da risorse certe, capace di trasformare il collegamento marittimo in un servizio strutturale di mobilità pubblica.

Non un'agevolazione concessa ai cittadini dello Stretto, ma il riconoscimento di un'esigenza nazionale.

Cannizzaro ha scelto di metterci la faccia. E, per quanto dimostrato finora, non sembra appartenere a quella categoria di amministratori che annunciano traguardi senza essersi prima interrogati sul percorso necessario per raggiungerli.

Ha dato prova di saper seguire gli interventi, pretendere il rispetto delle scadenze e misurare l'azione amministrativa sui risultati.

Questa volta, naturalmente, la dimensione della sfida è ben diversa. Non si tratta di completare un'opera pubblica, ma di costruire una soluzione normativa, finanziaria e gestionale che coinvolge lo Stato, due Regioni e diversi soggetti del trasporto.

Proprio per questo il risultato non può essere dato per scontato.

Ma il merito politico di aver posto la questione con chiarezza va riconosciuto.

Al di là dei colori e delle appartenenze, chi assume un impegno nell'interesse generale merita attenzione, fiducia e il tempo necessario per dimostrare di poterlo realizzare.

Oggi Cannizzaro e Basile hanno davanti un'occasione che va oltre le rispettive amministrazioni: trasformare lo Stretto da elemento di separazione a collegamento ordinario tra due territori dello stesso Paese.

Il Governo è chiamato a fare la propria parte. Perché unire l'Italia non significa soltanto costruire nuove infrastrutture. Significa anche rendere accessibili quelle che già esistono.

E se davvero vogliamo parlare di Area Integrata dello Stretto, il primo risultato deve essere uno solo: consentire ai cittadini di attraversarlo senza che tre chilometri di mare continuino a costare come centinaia di chilometri di autostrada.

Reggio Informa