Suppletive, dopo gli stracci resta il dato delle urne: Roscioli vince, ma il vero segnale arriva dalla destra divisa
di Francesco Nicolò - 28 settembre 2026 22:40
Dopo gli stracci, gli insulti e una campagna elettorale vissuta troppo spesso come una battaglia uomo contro uomo, arrivano finalmente le urne. E le urne, questa volta, raccontano una storia più articolata di quella dei comizi.
Fabio Roscioli è il nuovo deputato del collegio Reggio Calabria-Locri. Il candidato del centrodestra ha ottenuto 38.359 voti, pari al 51,02%, mentre Frank Benedetto, espressione del campo largo, si è fermato a 27.511 voti, il 36,59%. Domenico Giannetta, candidato di Futuro Nazionale, ha raggiunto 8.226 voti, il 10,94%; Francesco Toscano si è fermato all’1,44%.
La vittoria di Roscioli era largamente attesa, anche alla luce del quadro politico territoriale, ma non era un risultato scontato. In una competizione suppletiva, caratterizzata da un’affluenza bassissima — 22,34%, contro il 49,40% delle politiche del 2022 — la capacità di portare elettori alle urne diventa essa stessa una variabile politica rilevante.
Il centrodestra vince, ma il dato più interessante è la sua dimensione complessiva.
Roscioli raccoglie da solo più della metà dei voti validi. Ma il dato cambia prospettiva se si considera che alla sua candidatura si è affiancata, separatamente, quella di Domenico Giannetta per Futuro Nazionale.
Il centrodestra ufficialmente riunito attorno a Roscioli — Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati e UDC — arriva al 51,02%. Futuro Nazionale aggiunge un ulteriore 10,94%.
Non è corretto sommare automaticamente quei voti come se fossero un unico blocco elettorale: Giannetta correva contro Roscioli e il suo risultato esprime una scelta autonoma. Ma politicamente quel 10,94% rappresenta comunque un dato che il centrodestra non può ignorare.
Se si considera complessivamente l’area rappresentata da Roscioli e Giannetta, si arriva al 61,96%, contro il 36,59% di Benedetto. È una fotografia che mostra una destra articolata in più offerte elettorali e una sinistra che, pur avendo costruito un’alleanza molto ampia, rimane sotto quella soglia.
Il 36,59% di Benedetto non può essere liquidato come un semplice insuccesso personale. La sua candidatura rappresentava un’aggregazione molto larga, comprendente PD, Movimento 5 Stelle e altre forze del campo progressista e riformista.
E questo il risultato apre una questione politica: quanto consenso può effettivamente mobilitare il cosiddetto campo largo quando tutte le sue componenti si presentano unite?
La risposta che arriva da queste urne è un dato, non una sentenza: nel collegio Reggio Calabria-Locri l’aggregazione non è riuscita a raggiungere la maggioranza dei voti validi e si è fermata a quasi quindici punti da Roscioli.
Ma c’è anche un’altra cautela necessaria: con un’affluenza al 22,34%, queste elezioni non possono essere automaticamente utilizzate come fotografia dell’intero elettorato calabrese. Hanno votato poco più di 77 mila elettori su 345 mila aventi diritto.
Ma il vero elemento nuovo è quel 10,94%
Giannetta, candidato di una formazione distinta dal centrodestra che sosteneva Roscioli, porta in dote oltre ottomila voti. Non sono voti sufficienti a mettere in discussione l’esito delle suppletive, ma sono abbastanza per dimostrare che esiste, nel collegio, uno spazio elettorale autonomo alla destra del centrodestra tradizionale.
L’11% non è soltanto una percentuale. È una dimensione elettorale che rende concretamente visibile la possibilità che una parte dell’elettorato di destra scelga di non confluire automaticamente nelle liste tradizionali della coalizione.
E questo riguarda inevitabilmente anche i rapporti interni alla coalizione. È soprattutto il rapporto con la Lega a meritare attenzione, non perché il voto di Futuro Nazionale possa essere attribuito automaticamente a un solo partito, ma perché l’affermazione di una forza collocata nell’area della destra identitaria introduce un nuovo elemento nella competizione interna.
La domanda che le urne consegnano non è dunque soltanto «chi ha vinto?». Quella risposta è già chiara: Roscioli.
La domanda successiva è: che cosa rappresenta quel 10,94% e da dove proviene?
Senza un’analisi dettagliata dei flussi elettorali non è possibile stabilire quanti voti di Giannetta provengano da precedenti elettori della Lega, di Fratelli d’Italia, di Forza Italia o da elettori che in precedenza non votavano il centrodestra.
E per la Lega, come per gli altri partiti della coalizione, questo introduce un elemento di concorrenza politica che merita di essere valutato.
Alla fine, le suppletive consegnano tre fotografie diverse.
La prima è quella della continuità: il centrodestra mantiene il seggio e Roscioli conquista la Camera con il 51,02%.
La seconda è quella della frammentazione: a fronte di una coalizione di centrodestra formalmente unita, esiste una componente esterna che raccoglie quasi l’11%.
La terza è quella della distanza tra le due principali aree politiche: il campo largo si ferma al 36,59%, mentre il candidato unitario del centrodestra supera il 50%.
Ma c’è una quarta fotografia, forse ancora più importante: ha votato poco più di un elettore su cinque.
Perciò sarebbe un errore trasformare queste suppletive in una prova generale delle prossime elezioni. Sono piuttosto un termometro di un territorio in un momento particolare.
Roscioli porta a casa il seggio. Benedetto non riesce a colmare la distanza. E Giannetta, con un risultato a doppia cifra, entra nella discussione politica con un peso che nessuno può più considerare marginale.